RESOCONTO EVENTI

 

INCONTRO con Padre Enzo BIANCHI 28.10.’09

La Testimonianza Cristiana come Via privilegiata di Ecumenismo - Comunicazione Padre Enzo Bianchi
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INCONTRO CON MONSIGNOR DINO DINI

DIVINA LITURGIA Relatore Mons. Dini
Introduzione sulla Divina Liturgia di Don Salvino Cognetti, Moderatore Don Pino Silvestre.
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V Convegno Ecclesiale Regionale 7-10 ottobre 2009

Si vuole soprattutto insistere sulla necessità della comunione, senza della quale nessuna testimonianza è possibile, e sulla urgenza della testimonianza del Risorto per dare nuova speranza all’uomo e alla società di oggi.

 

Il Convegno delle Chiese di Calabria, che si terrà nell'autunno prossimo, ci stimola a intervenire sui temi che i Vescovi hanno scelto.

Credo sia importante la partecipazione di tutti perchè non sia un Convegno di cui si debba celebrare l'ennesimo ricordo tra dieci anni.

E’ guardando alla Trinità beata che la Chiesa nascente, alla luce della presenza del Risorto, il quale introduce ogni credente in una singolare relazione con le altre due persone divine,  riscopre la sua identità (At 2,42-48 e 4,32-35; Ef 4; 1Cor 12), come icona della Trinità e <<popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo>> (LG 4), protesa a dare testimonianza credibile dello stesso Risorto nelle parole e nelle opere.

 

Nella stesura del contributo per il V Convegno Ecclesiale Regionale la chiesa che è in Catanzaro-Squillace fa una professione di fede nella Santissima e immutabile Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, modello unico e primario di comunione  e sorgente inesauribile di speranza nell’eterna circolarità  di amore  che compenetra le tre persone divine e si riversa sull’umanità, sul  cosmo e sul mondo intero.

...continua.   -   VEDERE LA RELAZIONE DIOCESANA..

RELAZIONE Diocesi Catanzaro/Squillace PER IL V CONVEGNO ECCLESIALE REGIONALE (Le Castella – Crotone, 7-10 ottobre 2009)
Le tappe della preparazione
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TESTO INNO CONVEGNO ECCLESIALE REGIONALE
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SPARTITO INNO CONVEGNO ECCLESIALE REGIONALE
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Scheda di presentazione generale del V Convegno ecclesiale (Le Castella 7-10 2009)
Comunione è-speranza
Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi
per testimoniare il Risorto nel nostro tempo
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Le Chiese calabresi in comunione per testimoniare il RisortoComunione è speranza
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Le Chiese calabresi in comunione per testimoniare il RisortoComunione è speranza
Sintesi dell’Instrumentum laboris a cura di Don Gaetano Currà
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Chiese di Calabria, la ferita delle domande


Comunione è speranza. Il tema è forte; quella “é” con l’accento non è un semplice gioco di parole: coglie nel segno. Esprime una convinzione, rinvia ad una verifica, esige un confronto. E’ vero: una speranza, che non sia una parola, può davvero venire alla Calabria da una chiesa in comunione. Da 12 chiese, meglio, che vivano in comunione. E se vogliamo, per un istante solo, sfiorare la dimensione teologica, diremo che proprio attraverso la comunione delle 12 chiese, Gesù il Risorto può affacciarsi come speranza concreta sulle strade della gente. Ma perché le parole non restino solo parole, e il Convegno non si riduca alla celebrazione del nulla, credo che non ci si debba sottrarre a porsi un insieme di domande. Grande sarà il Convegno, e sarà davvero un evento, se riuscirà ad accogliere quella che chiamerei “la ferita delle domande” e tenterà di offrire risposte concrete.
La ferita, dico, perché ci sono delle domande il cui semplice essere poste fa soffrire; tocca la fragilità delle nostre chiese, il distacco a volte palese tra l’essere e il dover essere, la distanza a volte abissale tra l’apparire e l’essere.
E quando dico “chiese” non intendo - come qualcuno potrebbe immaginare - semplicemente le 12 ‘chiese-istituzioni’ della Calabria; intendo ogni espressione di chiesa sul territorio: dai gruppi ecclesiali di ogni genere, piccolissimi o grandi, alle parrocchie di ogni genere, immense o sperdute; dai consigli di partecipazione più ampi a quelli più ristretti, dai consigli pastorali delle diocesi a quelli presbiterali; dal mondo dei preti a quello dei vescovi. Che comunione esiste nelle nostre chiese? Non so dare una risposta, la vorrei magari cercare insieme a voi; bello sarebbe se i delegati delle chiese, riuniti a Le Castella, sapessero offrirla. Non la so dare certo, la risposta, ma qualche domanda mi permetto di offrirla.
E’ un terreno senza limiti que- sto; un numero inaudito di domande spinge i tasti del computer per entrare in pagina. Non c’è spazio per tutte. Apro la porta d’ingresso a due soltanto.Perché solo che riuscissimo a rispondere magari solo a queste due - e a trarne le concrete conseguenze - faremmo un convegno-evento; e daremmo spazio all’affaccio del Risorto sulle strade della vita.
La prima domanda nasce dalla convinzione che nessuna comunione può esserci senza lealtà. Per questo mi chiedo quale sia la lealtà dei rapporti all’interno delle nostre chiese. Fra laici e laici, fra preti e laici, fra preti e preti, fra vescovi e preti, fra vescovi e vescovi. Il problema non è di facciata, le risposte scontate non servono. La lealtà è il sapersi guardare negli occhi, il dirsi tutto a tu per tu, senza tacere nulla, l’essere certo che quando non ci sei - in un comune discorso - è come se ci fossi. Serve il coraggio della denuncia, ma anche l’umile denuncia dei propri errori. Senza affrontare questa domanda, non si fa comunione. Si finge. E si riduce la chiesa a “istituzione”.
L’altra domanda nasce da una, purtroppo comune, esperienza. Accade, dove più dove meno, un po’ dappertutto. Nasce da una assenza, piuttosto ripetuta. L’assenza di quelli che dagli altri vengono chiamati”fratelli”. Si è tutti “fratelli” nella chiesa, dai piccoli ai grandi gruppi, dai laici ai ministri consacrati. Fratelli. Poi partecipi ad uno dei molte- plici incontri nei quali la vita quotidianamente si svolge. E ti accorgi a volte che qualcuno, o alcuni dei fratelli, mancano sempre. E sei indotto a pensare - a volte lo ascolti anche - che questi tali ledono la comunione, non hanno capito nulla dell’essere chiesa. Mancano, sono quindi in torto. E si va avanti. Le assenze pesano all’inizio; poi sempre meno. E si dà per scontato dove sia il torto e dove la ragione. Mai una volta che qualcuno ponga in pubblico una semplice domanda: perché? Perché non vengono? Questi fratelli non ci sono, ma la famiglia continua la sua vita.
Te la immagini una famiglia - famiglia, dico, di quelle naturali - dove a un programmato incontro, con papà e mamma, un fratello o due - attesi - non arrivano, senza dare notizie? Tu pensi che tutto andrebbe avanti tranquillamente? O si farebbe a gara nel cercare gli assenti, nel capire cosa sia accaduto, il perché di un silenzio?
Ma quelli - mi dirai - sono una famiglia! Appunto. Sono famiglia, sono in comunione. Ma che comunione sarà mai quella della chiesa, se la chiesa non è una famiglia?
Non sono riuscito a tenermi queste due domande. E le faccio a voce alta, o meglio quasi in silenzio. Felice se qualcuno almeno mi dirà che avevo, se non il dovere, il diritto di farle.

L’arcivescovo metropolita Vittorio Mondello, presidente della Conferenza Episcopale Calabra, ha presentato alla stampa il V Convegno Ecclesiale delle Chiese calabresi che si svolgerà dal 7 al 10 ottobre a Le Castella, in provincia di Crotone. “Comunione è speranza” è il tema conduttore del convegno che parte da due chiari punti di riferimento, come ha spiegato don Serafino Parisi, uno dei responsabili dell’organizzazione. Da una parte c’è il cammino della Chiesa italiana da Palermo a Verona, dall’altra la storia dei precedenti 4 convegni regionali che hanno segnato l’azione ecclesiale calabrese negli ultimi 30 anni. In questi mesi di preparazione all’evento, si è lavorato partendo dalle indicazioni emerse dal Convegno di Verona, i cui cinque ambiti saranno il faro che illuminerà le future scelte pastorali. Ricordando la scelta della Cei per il nuovo decennio, monsignor Mondello ha detto “Viviamo in una società che sembra incapace di formare le nuove generazioni; sono in crisi la famiglia e la scuola, anche la Chiesa stenta, ecco perché il punto fondamentale rimane il nostro impegno verso l’educazione”. La Conferenza stampa, moderata da don Giovanni Scarpino, delegato a guidare l’ufficio stampa del convegno, è servita ad illustrare il programma e l’articolazione dei lavori. Il segretario del CER (Centro Ecclesiale Regionale), don Giuseppe Straface, ha fornito alcuni numeri sui partecipanti: i delegati delle dodici diocesi calabresi saranno 320 ai quali si aggiungeranno altri 100 partecipanti di diritto. Ai lavori parteciperanno tutti i vescovi della regione e toccherà all’arcivescovo Mondello fare la relazione introduttiva sul tema: “Le Chiese di Calabria in comunione per dare speranza: le tappe di un cammino che continua”. E in apertura del convegno ci sarà anche la partecipazione del cardinale Camillo Ruini il quale si soffermerà su “L’eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l’impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto”. Naturalmente tutte le quattro giornate vedranno gli intervento di esperti che aiuteranno nel discernimento i cinque gruppi di studio chiamati ad elaborare delle proposte, da trasformare poi in scelte condivise. “La situazione della Calabria sembra disperata – ha affermato l’arcivescovo Mondello - ma la Chiesa non può disperare, deve portare la sua parola di speranza agli altri fratelli accompagnandola con gesti concreti”.

CONFERENZA EPISCOPALE CALABRA

 

V Convegno ecclesiale delle Chiese calabresi

Comunione è-speranza

Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo

 

«In un mondo lacerato da discordie la tua Chiesa risplenda segno profetico di unità e di pace» (Preghiera Eucaristica VD)

 

Le Castella 7-10 Ottobre 2009

 

Programma

 

7 Ottobre 2009

 

14.00: Accoglienza dei convegnisti

 

15,30: Vespro della liturgia bizantina: “Alla tua luce vediamo la luce: la vita dell’uomo nel cuore del mistero del Dio-agape”. S.E. Mons. Ercole Lupinacci, Vescovo di Lungro

 

Prima sessione: Presiede S.E. Mons Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone – S. Severina

 

16,30: “Le Chiese di Calabria in comunione per dare speranza: le tappe di un cammino che continua”

Introduzione di S.E. Mons. Vittorio Mondello, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova, Presidente della CEC

 

17,15: “L’eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l’impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto”

Prolusione di S. Eminenza il Cardinale Camillo Ruini, Presidente emerito della CEI, Presidente del Comitato CEI per il Progetto culturale

 

18,15: “Comunione è-speranza. La dinamica e i ritmi del V Convegno ecclesiale”. Don Giuseppe Straface, Segretario del CER

18,30: Saluti delle autorità religiose e civili

 

20,00: Cena

 

21,30: Documentario: “La comunione come speranza nella missione: il cammino delle Chiese calabresi dal primo al quarto convegno ecclesiale”. A cura di Sat 2000

 

 

8 Ottobre 2009

 

8,30: Celebrazione eucaristica: “Lo Spirito della vita e dell’amore, fonte di comunione”. S. E. Mons. Domenico Crusco, Vescovo di S. Marco Argentano-Scalea 

 

Seconda Sessione: Presiede S. E. Mons. Antonio Ciliberti, Arcivescovo metropolita di Catanzaro – Squillace, Vicepresidente della CEC

 

10,00: “Solo l’amore è credibile: il volto comunionale delle nostre Chiese per testimoniare il Risorto e dare speranza alla Calabria”

Relazione a cura di S. E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto

 

11.00: Intervallo

 

11.30: “Luci e ombre della speranza in Calabria: le attese della testimonianza comunionale dei credenti nella Calabria che cambia”

Relazione a cura di Maria Intrieri, docente di Storia Greca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’UNICAL 

 

12,30: Informazioni circa il metodo dei gruppi di studio sui 5 ambiti di Verona. Don Serafino Parisi, Responsabile diocesano per l’organizzazione del Convegno

 

13,00: Pranzo

 

16,00: Preghiera di apertura: “Il Figlio eterno del Padre, unico salvatore del mondo, attraverso la Chiesa, che è ‘come sacramento universale di salvezza’”. S.E. Mons. Luigi Cantafora Vescovo di Lamezia Terme

 

Terza Sessione Presiede S.E. Mons. Salvatore Nunnari, Arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano

16,30: Tavola rotonda: “La comunione sperata: siano una cosa sola … perché il mondo creda (Gv 17, 21)”.

 

Modera: Dott. Romano Pitaro, Giornalista

 

Intervengono:

-         Dott. Enzo Romeo, Caporedattore esteri TG2

-         Suor Carolina Iavazzo, Collaboratrice di don Pino Puglisi, Centro “P. Pino Puglisi” a Bosco di Bovalino

-         Coniugi Gerhard e Annalisa Bantel, Missionari evangelici, Centro Emmaus di Roccella Ionica

-         Sig. Pino Masciari, Imprenditore, sottoposto a programma di protezione

-         Dott.ssa Nelida Ancora, Esperta in problematiche dello sviluppo internazionale

 

17,45: Comunicazioni, nei gruppi, sui cinque ambiti di Verona:

 

“La Tradizione: emergenza educativa e cultura viva”, a cura di don Armando Matteo, Assistente Ecclesiastico Nazionale della FUCI, Docente di teologia

 

“La festa e il lavoro: testimonianza cristiana e solidarietà” a cura del Prof. Antonio Viscomi, Professore Ordinario di Diritto del Lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi Magna Grecia di Catanzaro 

 

“Gli affetti: comunione e speranza” a cura della dott.ssa Assunta Reggio, Medico di educazione alla salute, docente del metodo della regolazione naturale della fertilità

 

“La Fragilità: prossimità cristiana e carità” a cura del dott. Giorgio Marcello, Docente di Politica Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’UNICAL

 

“La Cittadinanza: fede cristiana e bene comune” a cura del Prof. Ercolino Cannizzaro, Docente di Diritto ed Economia presso l’Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente di Cosenza

 

19,00: Inaugurazione dell’Oratorio della Parrocchia della Visitazione della Beata Vergine Maria in Le Castella quale segno-dono del V Convegno per la diocesi che l’ha ospitato.

 

20,00: Cena

 

 

9 Ottobre 2009

 

8,30: Celebrazione eucaristica: “Il Padre, ricco di misericordia che riconcilia nel suo amore e vuole che tutti siano “uno” in Cristo risorto”. S. E. Mons. Vincenzo Bertolone, Vescovo di Cassano all’Ionio 

 

9,30: Inizio dei lavori nei gruppi di studio

 

13.00:Pranzo

 

15,30: Ripresa dei lavori nei Gruppi di studio

 

19,00: Conclusione dei lavori nei Gruppi di studio

 

19,15: Celebrazione del Vespro. S.E. Mons. Luigi Renzo, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea

 

20,00: Cena

 

21,30: Serata artistico-musicale, curata dall’Arcidiocesi di Crotone-S. Severina

 

10 Ottobre 2009

 

Ore 8,30: Celebrazione eucaristica: “La comunione eterna di Dio, forza e speranza della comunione della Chiesa nella storia”. S. E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Vescovo di Locri-Gerace

 

Quarta Sessione: Presiede S. E. Mons. Luciano Bux, Vescovo di Oppido-Palmi

 

9,30: Presentazione del lavoro dei gruppi di studio: “Il discernimento comunitario, stile ed epifania della Chiesa comunione”

 

Affettività: Dott.ssa Paola Pellicanò

Tradizione: Prof.ssa Rita Milito

Fragilità: Dott. Augusto Sabatini

Lavoro e festa: Sig.na Flora Urso

Cittadinanza: Prof. Salvatore Martino

 

Dibattito in aula sulle proposizioni guidato da S.E. Mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo ausiliare di Milano, Preside della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale

 

13,00: Pranzo

 

16,00: Conclusioni del V Convegno: <<“Duc in altum” …. Nella comunione sperata, avanza il cammino delle nostre Chiese. Impegni per l’immediato futuro>>. S.E. Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo di Rossano-Cariati, Presidente del CER

 

16,45: Celebrazione conclusiva. Consegna del Convegno alle Chiese della Calabria. S. E. Rev.ma Mons. Vittorio Mondello

 

 

 Sarà il Cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, ad aprire domani il convegno delle Chiese calabresi - in programma dal 7 a 10 ottobre a Le Castella (Kr) - sul tema "Comunione è speranza. Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo". 
Tema della prolusione del porporato sarà: "L’eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l’impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto". 
Si tratta, spiega il presidente dei vescovi calabresi, mons. Vittorio Mondello, di "recuperare le ricche riflessioni" di Verona "per calarle nella vita pastorale delle Chiese di Calabria". 
Si vuole - spiega mons. Mondello - "insistere sulla necessità della comunione, senza la quale nessuna testimonianza è possibile, e sull’urgenza della testimonianza del Risorto per dare nuova speranza all’uomo e alla società di oggi".
Quale messaggio alla Calabria? “Il messaggio - spiega Mons. Santo Marcianò, arcivescovo di Rossano-Cariati e presidente del Centro ecclesiale regionale - può essere "duplice ed è facilmente rintracciabile nel titolo che si è inteso dare al convegno: comunione è speranza. Speranza e comunione, dunque. Un messaggio duplice ma anche un messaggio univoco. La Chiesa di Calabria s’interroga su come testimoniare la speranza attraverso la comunione; su come ribadire che solo nella comunione si trovano i germi di quella speranza cristiana che non è un semplice incoraggiamento circa l’avvenire, ma rappresenta un impegno, un cammino, un itinerario nel quale muoverci, alla luce e al soffio dello Spirito Santo. Sì, deve essere Lui, lo Spirito, il vero protagonista del nostro incontro. La Chiesa riflette, ricerca e s’interroga su percorsi concreti, su scelte pastorali, su proposizioni da seguire perché è docile a quello Spirito che le chiede di discernere al volontà di Dio alla luce dei segni dei tempi. La volontà di Dio è sempre una volontà di bene, un progetto di amore per le sue creature: ecco il fondamento della speranza cristiana; ed è questa una speranza che non possiamo non ricercare e riversare nel tessuto della vita della nostra gente. 
Ma il discernimento nello Spirito è un discernimento comunitario: ecco, dunque, la comunione. In un tempo in cui il soggettivismo e l’individualismo più marcati continuano ad affliggere l’uomo e, a volte, a tentare anche gli uomini di Chiesa - aggiunge mons. Marcianò - le Chiese calabresi vogliono ribadire che è possibile sperare laddove insieme si pensa, si lavora, si cerca: laddove si cerca di conoscersi e comprendere reciproche ricchezze e difficoltà. In una parola, laddove si cerca di amarsi con quell’amore che è dono e compito affidato dalla Trinità alla Chiesa. È nella comunione - conclude - che va ricercata e accolta la speranza che illumina il sì della fede, il grande sì che, secondo la famosa espressione di Benedetto XVI a Verona, Dio ha detto all’uomo. È quanto anche noi vogliamo dire con le riflessioni e i lavori del nostro convegno; ma è anche quanto ci auguriamo di dire attraverso l’esperienza concreta di comunione che il convegno ci consentirà di fare".

Il programma - stilato alla luce degli input dettati dalle diocesi - prevede in apertura delle giornate una serie di meditazioni dettate dai vescovi di Calabria, e al primo giorno vedranno anche la presenza di una rappresentanza delle comunità ortodossa e valdese e di autorità civili che formuleranno un saluto a tutti i convenuti.

 

Inizia oggi e terminerà il 10 ottobre a Le Castella il V Convegno Ecclesiale delle Chiese calabresi dal titolo Comunione è-speranza, il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo.
Nel programma di oggi è previsto alle ore 17.15 l'attesa Prolusione di S. Eminenza il Cardinale Camillo Ruini, Presidente emerito della CEI e Presidente del Comitato CEI per il Progetto culturale, sul tema "L'eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l'impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto".
La sessione dei lavori in programma oggi sarà presieduta da S.E. Mons. Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone-S. Severina e sarà introdotta da S.E. Mons. Vittorio Luigi Mondello, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria- Bova. I lavori della prima giornata si concluderanno con l'intervento di Don Giuseppe Straface, Segretario del Centro Ecclesiale Regionale.
Al Convegno è prevista la partecipazione di oltre 400 delegati, per questo motivo la Misericordia di Isola Capo Rizzuto ha montato un enorme Tenda dove si svolgeranno tutte le celebrazioni liturgiche. La Misericordia è inoltre impegnata nel Convegno con il suo Governatore Leonardo Sacco il quale è stato ufficialmente invitato a far parte della Commissione che si occupa del ruolo del volontariato e delle associazioni nel futuro della Calabria.

Monsignor Staglianò, «nella comunione si gioca la credibilità della Chiesa”

“Tutta l'esistenza della Chiesa è plasmata dalla comunione e nella verità della comunione si gioca moltissimo, se non tutto, della credibilità della Chiesa”. E’ quanto ha detto mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto intervenendo al convegno delle chiese di Calabria in corso a Isola Capo Rizzuto sul tema “Comunione è speranza”. “Lasciamo ai sociologi – ha detto mons. Staglianò - il compito proprio di offrirci un panorama e una interpretazione della condizione dell’umano nelle nostre società, opulente e secolarizzate. In ordine alla fede e all’esperienza ecclesiale dobbiamo notare che alcune dinamiche sociali e alcune tendenze culturali, piuttosto diffuse anche in Calabria, hanno effetti nocivi e sfavorevoli per tutto ciò che è vita comunitaria della persona”. La “mentalità mercantile” e “consumistica invade le coscienze di tutti, specie dei più giovani, portando a consumare e vendere no solo i beni materiali ma anche quelli immateriali”. “Lo spirito egocentrico – ha spiegato - spinge seguire il principio del piacere e l’onnipotenza del desiderio per la propria autorealizzazione, dando ampio sfogo al soggettivismo libertario che vuole scegliere per scegliere senza alcun riferimento al bene e alla verità”. Per mons. Staglianò essere comunità “vivendo la comunione ecclesiale “non è un optional” ma il modo “concreto e vero con il quale si diventa santi”.

 

Celebrazione del Vespro in rito bizantino a Le Castella
mercoledì 07 ottobre 2009
MonsLupinaccisuJesus.jpgCrotone - “La fiducia delle chiese calabresi e’ piu’ forte della rassegnazione e del fatalismo”. Con queste parole pronunciate da monsignor Ercole Lupinacci, Vescovo di Lungro, che ha presieduto la celebrazione del Vespro in rito bizantino, si sono aperti a Le Castella i lavori del V Convegno delle Chiese calabresi. “Comunione e’ speranza. Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo” e’ il tema sul quale si confronteranno da oggi fino al 10 ottobre i delegati delle 12 diocesi della Calabria.
Della “bellezza liturgica del vespro bizantino e del suo potere trasfigurante” ha parlato monsignor Domenico Graziani nel suo saluto ai 500 partecipanti, tra delegati diocesani, invitati e partecipanti di diritto. Il vescovo di Crotone-Santa Severina ha espresso la certezza che dal Convegno “Si possano avere indicazioni per riprendere il cammino ed essere segno di speranza e punto di riferimento per i non baciati dalla grazia” aggiungendo che con la nostra presenza qui “Testimoniamo l’essere popolo che cammina sperimentando la comunione”. Quindi ha invitato tutti ad “Avere il coraggio d’intraprendere strade nuove, soprattutto per servire la nostra terra di Calabria”. E’ toccato a monsignor Vittorio Mondello, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova, Presidente della CEC, introdurre il Convegno soffermandosi su: “Le Chiese di Calabria in comunione per dare speranza: le tappe di un cammino che continua”. L’arcivescovo ha, tra l’altro, detto: “Il presente Convegno non e’ un masso erratico nella storia delle Chiese di Calabria, ma si inserisce pienamente in quel cammino che le nostre Chiese ormai vivono in sintonia con i programmi decennali della Cei, nel tentativo, pastoralmente rilevante, di far calare nelle nostre comunita’ diocesane quanto e’ stato ed e’ proposto dalle Chiese Italiane”. Dopo aver presentato brevemente i precedenti convegni regionali (Paola 1978, 1991 e 1997 e Squillace 2001) monsignor Mondello ha sottolineato che in continuita’ anche l’attuale convegno vuole porre in evidenza “la necessita’ che la Chiesa dia sempre nuova speranza alla societa’ calabrese segnata da problemi e difficolta’ che tale speranza tentano di offuscare. La sottolineatura particolare del nostro convegno -ha spiegato- e’ la convinzione che la Chiesa potra’ essere portatrice di speranza a condizione che viva in pienezza la comunione”. Per il presidente della Conferenza Episcopale Calabra il compito della Chiesa e’ “principalmente quello di testimoniare tale comunione ed essere strumento perche’ essa giunga a portare la salvezza a tutta l’umanita’”. (AGI)

L’eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l’impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto

"La fiducia delle chiese calabresi è più forte della rassegnazione e del fatalismo". Con queste parole pronunciate da monsignor Ercole Lupinacci, Vescovo di Lungro, che ha presieduto la celebrazione del Vespro in rito bizantino, si sono aperti a Le Castella (KR) i lavori del V Convegno delle Chiese calabresi. "Comunione è speranza. Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo" è il tema sul quale si confronteranno da oggi fino al 10 ottobre i delegati delle 12 diocesi della Calabria. Della "bellezza liturgica del vespro bizantino e del suo potere trasfigurante" ha parlato monsignor Domenico Graziani nel suo saluto ai 500 partecipanti, tra delegati diocesani, invitati e partecipanti di diritto. Il vescovo di Crotone-Santa Severina ha espresso la certezza che dal Convegno "Si possano avere indicazioni per riprendere il cammino ed essere segno di speranza e punto di riferimento per i non baciati dalla grazia" aggiungendo che con la nostra presenza qui "Testimoniamo l’essere popolo che cammina sperimentando la comunione". Quindi ha invitato tutti ad "Avere il coraggio d’intraprendere strade nuove, soprattutto per servire la nostra terra di Calabria". E’ toccato a monsignor Vittorio Mondello, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova, Presidente della CEC, introdurre il Convegno soffermandosi su: "Le Chiese di Calabria in comunione per dare speranza: le tappe di un cammino che continua".

 L’arcivescovo ha, tra l’altro, detto: "Il presente Convegno non è un masso erratico nella storia delle Chiese di  Calabria, ma si inserisce pienamente in quel cammino che le nostre Chiese ormai vivono in sintonia con i programmi decennali della Cei, nel tentativo, pastoralmente rilevante, di far calare nelle nostre comunità diocesane quanto è stato ed è proposto dalle Chiese Italiane". Dopo aver presentato brevemente i precedenti convegni regionali (Paola 1978, 1991 e 1997 e Squillace 2001) monsignor Mondello ha sottolineato che in continuità anche l’attuale convegno  vuole porre in evidenza "la necessità che la Chiesa dia sempre nuova speranza alla società calabrese segnata da problemi e difficoltà che tale speranza tentano di offuscare. La sottolineatura particolare del nostro convegno -ha spiegato- è la convinzione che la Chiesa potrà essere portatrice di speranza a condizione che viva in pienezza la comunione". Per il presidente della Conferenza Episcopale Calabra il compito della Chiesa è "principalmente quello di testimoniare tale comunione ed essere strumento perché essa giunga a portare la salvezza a tutta l’umanità". Quindi ha aggiunto: "Il compito della comunità cristiana non è quello di trovare lavoro ai disoccupati, costruire scuole, orfanotrofi, etc., anche se ciò sarà una inevitabile conseguenza del suo operare, ma quello di testimoniare l’amore salvifico di Dio mostrando nella vita concreta di ogni giorno che abbiamo creduto all’amore. Solo dando questa testimonianza la Chiesa evangelizzerà l’uomo di oggi e potrà realmente dare nuova speranza alla società intera". Inoltre, l’arcivescovo Mondello si è augurato che l’appuntamento iniziato oggi "ci aiuti a recuperare quella comunione necessaria tra le nostre Chiese particolari e tra tutti i membri di queste Chiese, che permetta alle nostre comunità calabresi di essere incisivamente presenti in questa nostra amata Calabria". Il momento centrale di questa prima giornata è rappresentato dall’intervento del cardinale Camillo Ruini, Presidente emerito della CEI e Presidente del Comitato CEI per il Progetto culturale. "L’eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l’impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto" è il tema della prolusione del cardinale Ruini, il quale ha subito affermato: "La distanza creatasi tra la fede cristiana e la mentalità moderna temo non sia senza effettivi contraccolpi anche per la Calabria, che pure è terra di forti, consolidate e vive tradizioni religiose, terra di fede, la cui cultura è stata profondamente permeata dall’annuncio cristiano". Non c’è dubbio che "La nostra fede anima la certezza che ogni credente, ogni comunità cristiana, ogni diocesi in Calabria può attivare le proprie risorse ed energie spirituali, culturali e sociali allo scopo di dare forza alla nuova evangelizzazione e contribuire così a risolvere i tanti problemi e le tante difficoltà che travagliano il mondo di oggi". Secondo quanto ha affermato il cardinale Ruini "Se la Calabria ha le sue specifiche difficoltà e le sue proprie risorse resta comunque valido per tutti, e anche per la Calabria, che una maggiore diffusione e incarnazione del Vangelo di Cristo mette nelle condizioni di liberare l’uomo da ogni sua schiavitù, interiore ed esteriore, vecchia e nuova, incamminando le persone sui sentieri della vera giustizia, dell’autentica solidarietà".Infine ha detto che il convegno delle chiese calabresi è "un ottimo segnale" che a distanza di tre anni dal convegno di Verona siano celebrati convegni come questo, nel quale le Chiese di un’intera regione "convergono per concretizzare, nella loro specifica situazione, il forte messaggio venuto da Verona". Prima dei saluti dei rappresentanti istituzionali, civili e religiose, (l’assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi, il presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo, il sindaco di Isola Capo Rizzuto Carla Girasole, il Sovrintendente della Chiesa Valdese, Attilio Scali, padre Virgil Voicu, rappresentante della chiesa ortodossa rumena), don Giuseppe Straface, segretario del Cer Calabria (Centro Ecclesiale Regionale) ha ripercorso le tappe che hanno portato alla celebrazione di questo V Convegno Ecclesiale Regionale. Un percorso partito a giugno del 2008 e che è proseguito anche con rallentamenti e fatica, ma che è stato prodigo di confronti preziosi e determinanti per la definizione dei contenuti, l’individuazione degli esperti e la definizione del programma.

 

 

Ripresi i lavori del V convegno ecclesiale

 

I lavori de V Convegno Ecclesiale delle Chiese di Calabria sono nuovamente ripresi oggi pomeriggio alle ore 16.00 con la preghiera presieduta da S.E. Mons. Luigi Cantafora che ha dettato una riflessione sul tema: “Il Figlio eterno del Padre, unico salvatore del mondo, attraverso la Chiesa, che è ‘come sacramento universale di salvezza’”.

Nel dare una lettura teologica sulla figura di Cristo Salvatore “che incontra e salva tutti gli ambiti del vivere de del morire umano”, Mons. Cantafora ha ricordato che “la crescita della testimonianza della carità è il segno di Dio per eccellenza. Accanto alle antiche forme di povertà, ancora presenti, emergono anche le cosiddette nuove povertà, verso le quali svolgere la nostra attenzione fattiva”. Per il Presule “occorre che noi impariamo ad “abitare” il territorio, entrandovi dentro con la potenza del Vangelo”.

A presiedere la terza sessione è stato S.E. Mons. Salvatore Nunnari, Arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano. “Questa tavola rotonda - ha detto l’Arcivescovo - è davvero una bella conclusione di una giornata ricca di suggestioni pastorali e teologiche. Queste per noi calabresi sono giornate storiche in cui siamo capaci di esprimere la nostra fraternità cristiana. Portiamo questo spirito di comunione nelle nostre parrocchie, nelle nostre diocesi. L’altro non è mai un nemico, è un fratello da amare. Sta qui il segreto della comunione. Nel tema del nostro convenire – ha detto il Presule - non c’è infondo nulla di nuovo se non quello che Gesù ha detto nel Vangelo, non solo invitandoci all’unità, ma motivandolo: perché il mondo creda. Solo con Cristo, compagno di viaggio e meta del nostro cammino, possiamo inoltrarci sicuri di non sbagliare sentiero”.

E’ seguita subito dopo la tavola rotonda sul tema: “La comunione sperata: siano una cosa sola … perché il mondo creda (Gv 17, 21)”, moderata da S.E. Mons. Salvatore Nunnari, alla presenza del Dott. Enzo Romeo, Caporedattore esteri TG2 ; di Suor Carolina Iavazzo, Collaboratrice di don Pino Puglisi, Centro “P. Pino Puglisi” a Bosco di Bovalino; dei Coniugi Gerhard e Annalisa Bantel, Missionari evangelici, Centro Emmaus di Roccella Ionica; del Sig. Pino Masciari, Imprenditore, sottoposto a programma di protezione e della Dott.ssa Nelida Ancora, Esperta in problematiche dello sviluppo internazionale.

Grande attesa per le Comunicazioni sui cinque ambiti di Verona: “La Tradizione: emergenza educativa e cultura viva”, a cura di don Armando Matteo, Assistente Ecclesiastico Nazionale della FUCI, Docente di teologia; “La festa e il lavoro: testimonianza cristiana e solidarietà” a cura del Prof. Antonio Viscomi, Professore Ordinario di Diritto del Lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi Magna Grecia di Catanzaro; “Gli affetti: comunione e speranza” a cura della dott.ssa Assunta Reggio, Medico di educazione alla salute, docente del metodo della regolazione naturale della fertilità; “La Fragilità: prossimità cristiana e carità” a cura del dott. Giorgio Marcello, Docente di Politica Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’UNICAL; “La Cittadinanza: fede cristiana e bene comune” a cura del Prof. Ercolino Cannizzaro, Docente di Diritto ed Economia presso l’Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente di Cosenza.

La tavola rotonda del V Convegno Ecclesiale delle Chiese calabresi di questo pomeriggio sul tema: “La comunione sperata: siano una cosa sola … perché il mondo creda (Gv 17, 21)”, moderata da S.E. Mons. Salvatore Nunnari, ha visto la presenza del Dott. Enzo Romeo, Caporedattore esteri TG2 ; di Suor Carolina Iavazzo, Collaboratrice di don Pino Puglisi, Centro “P. Pino Puglisi” a Bosco di Bovalino; dei Coniugi Gerhard e Annalisa Bantel, Missionari evangelici, Centro Emmaus di Roccella Ionica; del Sig. Pino Masciari, Imprenditore, sottoposto a programma di protezione e della Dott.ssa Nelida Ancora, Esperta in problematiche dello sviluppo internazionale.



La sintesi degli interventi

Enzo Romeo (caporedattore esteri Tg2)

E’ partito dal fatto di cronaca accaduto lo scorso settembre a Riace dove un boss è stato ucciso davanti al santuario dei Santi Cosma e Damiano. Lo stesso proveniva da Serra San Bruno, altro luogo di spiritualità. Come è possibile che in una terra intrisa di cristianità possano verificarsi fatti criminosi? Che cosa ci faceva un boss mafioso in un luogo santo? Era andato a pregare? E per cosa? Cosa facciamo noi? La Chiesa è vittima o è complice? O entrambe le cose? Diversi e significativi i quesiti posti da Romeo.

“Dobbiamo impegnarci – ha sostenuto il giornalista - ad educare le persone che ci stanno intorno, partendo dalla testimonianza. Non ci vogliono eserciti di militari ma eserciti di maestri e testimoni. Dobbiamo fare squadra e riscoprire lo stare insieme, la bellezza culturale della Calabria e la sua storia per guardare con occhi fiduciosi al domani”.


Suor Carolina Iavazzo (collaboratrice di don Pino Puglisi – centro “p. Pino Puglisi” – Bosco di Bovalino)

“Guai se alla Chiesa mancassero i martiri come don Pino Puglisi - ha detto – lui ha dato tanto alla Chiesa e alla società. Oggi non è più il tempo di una chiesa che sta seduta o in sacrestia e che non dice niente a nessuno. Bisogna invece dare un segno concreto, indicando la meta del dove andare”. Ha poi aggiunto: “si deve riscoprire la spiritualità della strada, nel sorriso, nell’accoglienza, nell’ospitalità. Non stare con l’altro ma vivere dentro l’altro”.



I Coniuigi Gerhard e Annalisa Bantel (Missionari evangelici, Centro Emmaus di Roccella Ionica

“Predicate l’Evangelo di Cristo e se necessario usate anche le parole”. Da questa indicazione efficace di Francesco d’Assisi sono partiti nella loro comunicazione.

Hanno raccontato la loro esperienza di dolore per la perdita del piccolo figlio testimoniando, allo stesso tempo, la gioia di educare, formare e far crescere altri ragazzi offrendo il loro servizio, appunto, nei confronti di quanti ospitano nel Centro Emmaus.





Pino Masciari (Imprenditore sottoposto a programma di protezione)

E’ indignato con quei calabresi che non hanno il coraggio di alzare la testa contro la criminalità organizzata e la ‘ndrangheta.

L’imprenditore ha ripercorso il suo calvario iniziato quando si è opposto al pagamento del pizzo subendo intimidazioni e attentati. Ha poi concluso: “c’è sempre il tempo per iniziare a cambiare”.





Nelida Ancora (esperta in problematiche dello sviluppo internazionale)

“La Calabria – ha sostenuto - ha una missione per costruire un nuovo modello di sviluppo. La comunione è speranza per un progetto di rinascita culturale poggiando le basi sul nuovo umanesimo cristiano. E’ necessario – ha concluso - impegnarsi per costruire laboratori orientati a nuovi modelli di sviluppo”.



La serata si è conclusa con l’inaugurazione dell’Oratorio della Parrocchia della Visitazione della Beata Vergine Maria in Le Castella, quale segno-dono del V Convegno per la diocesi che l’ha ospitato.

Concluso il V Convegno Ecclesiale delle Chiese Calabresi

Conclusioni al V Convegno Ecclesiale delle Chiese Calabresi Sarà il Cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, ad aprire domani il convegno delle Chiese calabresi - in programma dal 7 a 10 ottobre a Le Castella (Kr) - sul tema "Comunione è speranza. Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo". Tema della prolusione del porporato sarà: "L’eredità del Convegno ecclesiale di Verona: l’impegno delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto". Si tratta, spiega il presidente dei vescovi calabresi, mons. Vittorio Mondello, di "recuperare le ricche riflessioni" di Verona "per calarle nella vita pastorale delle Chiese di Calabria". Si vuole - spiega mons. Mondello - "insistere sulla necessità della comunione, senza la quale nessuna testimonianza è possibile, e sull’urgenza della testimonianza del Risorto per dare nuova speranza all’uomo e alla società di oggi". Quale messaggio alla Calabria? “Il messaggio - spiega Mons. Santo Marcianò, arcivescovo di Rossano-Cariati e presidente del Centro ecclesiale regionale - può essere "duplice ed è facilmente rintracciabile nel titolo che si è inteso dare al convegno: comunione è speranza. Speranza e comunione, dunque. Un messaggio duplice ma anche un messaggio univoco. La Chiesa di Calabria s’interroga su come testimoniare la speranza attraverso la comunione; su come ribadire che solo nella comunione si trovano i germi di quella speranza cristiana che non è un semplice incoraggiamento circa l’avvenire, ma rappresenta un impegno, un cammino, un itinerario nel quale muoverci, alla luce e al soffio dello Spirito Santo. Sì, deve essere Lui, lo Spirito, il vero protagonista del nostro incontro. La Chiesa riflette, ricerca e s’interroga su percorsi concreti, su scelte pastorali, su proposizioni da seguire perché è docile a quello Spirito che le chiede di discernere al volontà di Dio alla luce dei segni dei tempi. La volontà di Dio è sempre una volontà di bene, un progetto di amore per le sue creature: ecco il fondamento della speranza cristiana; ed è questa una speranza che non possiamo non ricercare e riversare nel tessuto della vita della nostra gente. Ma il discernimento nello Spirito è un discernimento comunitario: ecco, dunque, la comunione. In un tempo in cui il soggettivismo e l’individualismo più marcati continuano ad affliggere l’uomo e, a volte, a tentare anche gli uomini di Chiesa - aggiunge mons. Marcianò - le Chiese calabresi vogliono ribadire che è possibile sperare laddove insieme si pensa, si lavora, si cerca: laddove si cerca di conoscersi e comprendere reciproche ricchezze e difficoltà. In una parola, laddove si cerca di amarsi con quell’amore che è dono e compito affidato dalla Trinità alla Chiesa. È nella comunione - conclude - che va ricercata e accolta la speranza che illumina il sì della fede, il grande sì che, secondo la famosa espressione di Benedetto XVI a Verona, Dio ha detto all’uomo. È quanto anche noi vogliamo dire con le riflessioni e i lavori del nostro convegno; ma è anche quanto ci auguriamo di dire attraverso l’esperienza concreta di comunione che il convegno ci consentirà di fare". Il programma - stilato alla luce degli input dettati dalle diocesi - prevede in apertura delle giornate una serie di meditazioni dettate dai vescovi di Calabria, e al primo giorno vedranno anche la presenza di una rappresentanza delle comunità ortodossa e valdese e di autorità civili che formuleranno un saluto a tutti i convenuti. Non è facile trarre le conclusioni di un Convegno così articolato e pieno. Non è facile soprattutto perché bisogna attendere che i contenuti e, in particolare, le proposizioni offerte, diventino nostro patrimonio e vengano elaborate in modo tale da fornire una pista di lavoro e una chiara prospettiva pastorale. Non è facile, dunque, concludere. Ma è facile, anzi è doveroso, manifestare la gratitudine del cuore al Signore per quanto in questi giorni ci ha dato di vivere e di sperimentare: quel volto della Chiesa-comunione che, prima ancora delle parole, è emerso dai volti e dalle esperienze che ciascuno di noi qui ha portato. Una Chiesa, quella di Calabria, che ha camminato e gioito insieme in questi giorni, che ha saputo interrogarsi con uno stile di impegno e di costruttività. Una Chiesa che vuole sempre più sentirsi presente nella vita della nostra gente, nei problemi del territorio, nella quotidianità di percorsi che hanno necessità di essere risvegliati, integrati, riveduti. Una Chiesa che a volte fatica a trovare la coerenza e l’incisività dell’annuncio ma che, tuttavia, sa di avere la risposta ultima a tutti i travagli e i drammi dell’uomo: Gesù Cristo Signore, morto e risorto e presente nella Sua Chiesa. Una Chiesa che sa di essere “di” Cristo, che sa di portare Cristo. E che perciò può sperare. Per questo, però, una Chiesa che deve ripartire da un serio esame di se stessa, dalle proprie modalità di accogliere e vivere lo stesso Vangelo di Cristo. Dunque una Chiesa che sempre deve riconvertirsi alla centralità del Cristo; che sempre deve cercare Lui, in ogni proposta evangelizzatrice, in ogni iniziativa, in ogni programma pastorale. Sì, la centralità di Cristo! È Lui, sempre, il vero protagonista, guai se non fosse così: ed è stato Lui il vero protagonista del nostro Convegno. Se un’esperienza di comunione e di speranza è stata possibile in questi giorni è solo Lui che l’ha resa possibile, rimanendo tra noi e con noi. La comunione come stile Abbiamo sentito la presenza del Signore e contemplato l’opera del Signore: e, questo, non solo in questi giorni ma già dai lavori preparatori del Convegno. Questo nostro Convegno Ecclesiale, infatti, è in realtà iniziata da molto tempo: è iniziato con una preparazione attenta ed articolata, che ha permesso di giungere a risultati così concreti e profondi. Vorrei qui ricordare tutti gli incontri di lavoro nell’équipe allargata del CER, degli esperti, dei referenti diocesani… che hanno avuto modo di confrontarsi circa la metodologia di lavoro e la stessa stesura del Programma prima ancora di sottoporre il tutto ai vescovi. Già questi diversi incontri, se ci pensiamo bene, hanno avuto il significato della condivisione tra Diocesi: ciascuno di noi, infatti, ha portato non solo la propria disponibilità e competenza ma la consapevolezza di rappresentare una Chiesa particolare. Questa consapevolezza, poi, si è respirata in modo chiaro in questi giorni in cui abbiamo sperimentato che, come vi dicevo, nei nostri volti è presente il volto delle nostre Chiese. Lo stile della comunione, potremmo dire pertanto, ha caratterizzato il tempo preparatorio, i lavori che qui ci hanno portato; e ha caratterizzato il nostro stare insieme. Perché la Chiesa è comunione e il nostro Convengo ha voluto sottolineare come – ce lo ricordava Monsignor Mondello nella sua Relazione Introduttiva - «la Chiesa potrà essere portatrice di speranza a condizione che viva in pienezza la koinonìa, la comunione». Una comunione che – egli specificava – coniuga due termini importantissimi: «unità e pluralità». Termini che, in Dio, non sono antitetici ma significano l’unica realtà che la Scrittura chiama, appunto, «koinonìa». La comunione come eredità Unità e pluralità. Intesa così, la comunione è stata davvero l’esperienza principale di questi giorni. E questo ci da una grande speranza. È stato possibile mettere insieme provenienze diverse ma anche convinzioni diverse, competenze diverse, ricerche pastorali diverse: il tutto nella luce di un’unità sperata e, direi, ottenuta. Così come è iniziato da molto tempo, però, il Convengo sarà chiamato a durare per molto tempo. È più volte emerso come non si sia trattato di un evento celebrativo ma di un vero e proprio punto di svolta nel cammino delle nostre Chiese. Se la svolta c’è stata, quindi, ora bisogna cominciare a camminare raccogliendo e proponendo, quasi a mo’ di messaggio, l’insegnamento di questi giorni. Bisogna far tesoro dello stile del Convengo - della koinonìa di cui parlavo – quasi adattarlo, direi, alle nostre realtà locali, alle nostre comunità, alle parrocchie, alle diverse esperienze dei gruppi e movimenti ecclesiali, alle congregazioni religiose, allo stesso presbiterio… E bisogna, poi, far tesoro dei contenuti del nostro Convegno, ricchi e concreti; delle richieste e delle proposizioni. La comunione come impegno Il Convegno, tuttavia, si è proposto come esperienza di comunione non solo tra le Chiese Calabresi ma con la Chiesa Italiana: come è stato più volte riaffermato, ha voluto raccogliere l’esperienza di Verona per calarla nella nostra realtà. Ed è interessante, a questo proposito, quanto il Cardinal Ruini ci faceva notare circa l’importanza del nostro Convegno a tale riguardo. Anche l’esperienza di Verona è stata caratterizzata da un «massiccio e capillare lavoro di preparazione che ha preceduto il Convegno e ne ha garantito l’atmosfera di comunione e le capacità di approfondimento comunitario delle esigenze della missione, ossia della nuova evangelizzazione in Italia». Sì, perché di nuova evangelizzazione si tratta. E questa nuova evangelizzazione – questa è la prospettiva autenticamente rivoluzionaria – ha bisogno di una sorta di “conversione pastorale” che si fondi sulla centralità della persona e sull’unità della stessa persona. Prospettiva non facile, ci ricordava il cardinale, ma necessaria, per costruire la quale il nostro Convegno potrebbe costituire un importante esperimento, portato avanti dalle Chiese di Calabria e proposto alla Chiesa Italiana. Il Convegno di Verona ci ha lasciato una consegna concreta, che ha sostenuto i nostri lavori: sono le tre «scelte di fondo» che leggiamo nella Nota dei Vescovi: - «il primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa»; - «la testimonianza, personale e comunitaria, come forma dell’esistenza cristiana»; - «una pastorale che converge sull’unità della persona»[1]. In questo, direi che dobbiamo sentirci veramente impegnati. Impegnati a dimostrare, con le scelte che scaturiranno da questo nostro Convegno, che è possibile ricentrare tutta l’iniziativa pastorale e, prima ancora, la preoccupazione evangelizzatrice sulla persona. Ed è proprio questo “ripartire dalla persona” – direi – che esige e facilita la comunione. Ripartire dall’uomo, dunque! La comunione come contenuto Da una parte, se la pastorale deve convergere sull’uomo, è necessario, potremmo dire, farla in comunione. Bisogna unirsi, per cercare insieme il bene dell’uomo, della singola persona. Il fatto di voler ripartire dall’uomo, poi, aiuta a crescere nella comunione perché la vocazione alla comunione è profondamente inscritta nella verità della persona, nella sua identità, nella sua totalità. Da queste due constatazioni, deriva infine un terzo punto che dovrebbe essere il punto di partenza di tutte le iniziative e progetti pastorali: ricentrare tutta la pastorale sulla persona significa anche interrogarsi su come salvaguardarne la vocazione alla comunione. Non basta, potremmo dire, servire l’uomo, esserne attenti alle difficoltà e problematiche. Questo è essenziale ma non è ancora abbastanza. Come Chiesa, siamo chiamati, mantenendo uno stile di comunione, a rieducare l’uomo alla comunione: la comunione con l’altro e la comunione con Dio. Ecco, dunque, lungo quali linee pensare e collocare le proposte conclusive del Convegno, emerse dai lavori di questi giorni e, in particolare, dalla riflessione sui cinque ambiti nei quali siamo chiamati a testimoniare la speranza cristiana nella nostra terra. Un percorso, questo è importante, che ci conduce dalla difficoltà, dalla denuncia dei problemi, dalla constatazione di quanto sia urgente intervenire su alcuni ambiti di evangelizzazione, alla speranza di vedere che proprio questi cammini difficili possono e devono diventare via possibile di santità. La comunione come criterio di discernimento Ora, tuttavia, si schiude dinanzi a noi il prossimo decennio. E, come tutti sappiamo – più volte è stato ribadito anche in questo giorni –, i Vescovi Italiani hanno pensato di dedicarlo alla sfida educativa. Credo, pertanto, che la grande sfida del nostro Convegno sia quella di creare un punto di unione tra quanto Verona ci ha consegnato e quanto il prossimo decennio ci chiederà. Credo, cioè, che sia importante fare tesoro di quanto emerso dai nostri lavori e, per così dire, reinterpretarlo in chiave educativa. In definitiva, per rieducarci alla comunione D’altra parte, mi pare che questa impostazione fosse sottesa in modo particolare al lavoro dei gruppi: la riflessione sui famosi cinque ambiti di Verona, calati nella nostra realtà calabrese, ha fatto emergere con chiarezza l’importanza dell’educazione quale percorso di attuazione di tali proposte. Un’educazione sulla quale, però, bisogna intendersi. Il concetto di educazione, ad esempio, non va inteso esclusivamente come un itinerario da proporre alle giovani generazioni… Ripercorrendo le nostre riflessioni di questi giorni, mi pare di poter ritrovare un’idea di educazione, anzi una sorta di pedagogia, che vorrei brevemente sintetizzare in tre punti, che poi possono essere collegati alle tre «scelte di fondo» di Verona di cui parlavamo e che indicano il cammino della paideia. 1. Il primato di Dio e la centralità di Cristo: la vita spirituale, la Parola, la preghiera, la vita sacramentale 2. La catechesi e la formazione 3. L’attuazione di servizi concreti che non solo esprimano la carità della Chiesa ma rappresentino – come sempre è stato per il cammino della Chiesa – un segno e una speranza dinanzi a problematiche che potrebbero apparire insuperabili e, allo stesso tempo, abbiano anche il vigore di una proposta educativa. Non dimentichiamolo: l’educazione è formazione integrale dell’uomo. E la pedagogia delle opere è un sostanziale aiuto per l’uomo stesso. «L’uomo ha bisogno di essere generato all’altezza della sua umanità - leggiamo nel testo sulla sfida educativa recentemente pubblicato a cura del Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana -. Al cuore dell’educazione sta dunque la dimensione generativa umana»[2]. La Chiesa compie questo cammino educativo inserendolo dentro la propria vocazione materna. E, cosa molto interessante, il nostro Convegno ha in più occasioni sottolineato l’importanza della formazione dei formatori. La Chiesa calabrese, come Madre, vuole dunque inserire in questo cammino educativo tutte le esperienze e proposte di questi giorni, che ora proverò a rileggere con l’aiuto di alcune parole-chiave che ho tratto dalle relazioni, dalle introduzioni agli ambiti nonché dal lavoro dei gruppi e che vogliono anche costituire una sorta di risposta ai problemi denunciati. Mi scuso in anticipo se tali parole non saranno esaustive, data la grande ampiezza delle suggestioni offerte, difficile da sintetizzare. 1. L’ADORAZIONE, per contrastare la sfiducia Più volte, in questi giorni, ci siamo sentiti ripetere la celebre espressione della Novo Millennio Ineunte, che ben si adatta al nostro tema: «prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione». Ma «spiritualità della comunione – continua Giovanni Paolo II nel Documento citato - significa innanzitutto sguardo del cuore sul mistero della Trinità che abita in noi»[3]. Il nostro Convegno non avrebbe avuto senso se, all’inizio di ogni giornata, non avessimo volto lo sguardo a Dio, nell’Eucaristia e nella preghiera. I nostri lavori sono stati illuminati da questo sguardo e sorretti da chi ha continuato a levare con noi e per noi questo sguardo al Signore. Penso al messaggio inviatoci dai monaci, dalle monache e dagli eremiti della nostra terra, la cui preghiera ci ha accompagnati e, allo stesso, tempo, ci rimanda a casa con questa prima grande consegna: l’adorazione, lo sguardo e l’ascolto attenti al Signore: i gruppi hanno spesso insistito sull’importanza di educare alla preghiera e alla Parola. Da Dio ogni cosa inizia e in Lui ogni discernimento, non solo personale ma anche comunitario, si può compiere come vera ricerca della sua volontà. È in Lui che potremo trovare tutte le risposte ai dubbi e alle scelte; anche a quelle che, a volte, nella Chiesa, dovessero rimanere per noi oscure. E in Lui, solo in Lui, potremo trovare la forza per attuare, con pazienza ma anche con tenacia, quanto ci proponiamo. Forse se, a volte, tante parole dette nei Convegni non sono poi diventate realtà – come alcuni hanno lamentato, specie nel tempo di preparazione del Convegno - è forse anche perché non abbiamo saputo portarle a Dio, per chiedere a lui la forza e la luce per attuarle. 2. La FRATERNITA’, per combattere la frammentazione e l’individualismo «Spiritualità della comunione – continuiamo a leggere nella Novo Millennio Ineunte - significa inoltre sentire il fratello di fede nell’unità profonda del corpo mistico, dunque come “uno che mi appartiene”». La seconda parola che ci aiuta a declinare la comunione è “fraternità”. È un termine che ha fatto da sottofondo a tante delle riflessioni e delle proposte concrete. Una fraternità che, anzitutto, deve riguardare i presbiteri. Nell’Anno Sacerdotale, penso siano risuonate con particolare vigore le parole di Monsignor Staglianò, attento a ricordarci come è la bellezza del presbiterio rende l’amore credibile. Quel presbiterio che vince sull’individualismo del presbitero e che costituisce – mi sembra una sottolineatura particolarmente bella – una vera e propria novità pastorale per una nuova missionarietà presbiterale. Potremmo coniare uno slogan come frutto di questo convegno: prima il presbiterio, poi il presbitero! A questo proposito, inoltre, è interessante quanto emerso dai gruppi che hanno focalizzato, su più versanti, l’importanza della formazione seminaristica in vari settori della pastorale, a partire dalla cura della formazione umana e affettiva, per la quale si auspica addirittura un progetto condiviso tra i vari Seminari della Calabria. Ai presbiteri delle nostre Chiese, questo Convegno vorrebbe chiedere, come dono dell’Anno Sacerdotale, di accompagnare la crescita della comunione dei fedeli crescendo nella comunione dentro il presbiterio. Ma, a tutti noi, è giunto l’invito della fraternità, da molte riflessioni ed anche dalle testimonianze: una fraternità che si presenta come criterio guida, anche per scelte in grado di operare delle vere e proprie inversioni di marcia, nei vari ambiti sui quali abbiamo riflettuto. 3. La BELLEZZA per suscitare il rispetto A più voci, e in più aspetti, ci si è lamentati di quanto scarso, a volte, sia il rispetto per la vita umana e per l’ambiente, oggi, nella nostra terra. Anche il Comunicato Stampa della nostra Conferenza Episcopale Calabra ha voluto lanciare grida allarmanti su dei punti che, in questi ultimi giorni, si sono rivelati critici in Italia ed anche in Calabria: da un lato la violenza sulla vita umana legata, ad esempio, al diffondersi della pillola abortiva RU486; dall’altra, la violenza sull’ambiente delle navi cariche di rifiuti tossici e di ogni forma di attentato alla vita del pianeta… Per recuperare un rapporto di comunione dell’uomo con se stesso e con il creato, è apparsa necessaria una forma di educazione – o rieducazione – alla bellezza. La bellezza della creatura umana, creata da Dio a Sua immagine; la bellezza della nostra stessa terra. Sarebbe interessante, a questo riguardo, coniugare l’educazione alla bellezza con l’educazione della ragione: la ricerca di quel “Logos creatore” di cui ha parlato Benedetto XVI a Verona. È Lui che ci aiuta a capovolgere «la tendenza a dare il primato all’irrazionale, al caso e alla necessità» e «a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà»[4]. 4. La FAMIGLIA per rinsaldare i veri legami Evidentemente, molte delle problematiche che già stiamo esaminando, portano a galla quella che è una grande fragilità e, assieme, una grande risorsa da custodire, in tutto l’Occidente e dunque anche in Calabria: la famiglia. Luogo di fragilità, abbiamo detto: i dati che sono stati portati in questi giorni documentano, in modo preoccupante, l’aumento di separazioni e divorzi, la diminuzione di matrimoni, il calo delle nascite e la crescita del tasso di invecchiamento della popolazione. Occorre riscoprire, in questa luce, la bellezza dei legami e degli affetti: non in modo semplicemente emotivo ma, come è stato detto, gridandone forte la sacralità. Per facilitare questo percorso, va decisamente promosso il protagonismo familiare, in ambito sociale ed ecclesiale, ma anche la comunione tra famiglie che, condividendo difficoltà e cammini, desiderano accogliere situazioni difficili e percorrere insieme la strada della santità. È centrale, come è stato detto, la valorizzazione della parrocchia come punto di riferimento, anche nella preparazione ai Sacramenti; ma è anche importante promuovere nuove iniziative quali osservatori familiari e servizi in rete. La nostra Chiesa non potrà percorrere sentieri autentici di comunione se non aiuta le famiglie a vivere il valore e la stabilità dell’amore coniugale, il senso di responsabilità nella procreazione, la capacità di affrontare l’emergenza educativa, la spiritualità familiare. A questo fine, è essenziale promuovere i percorsi di formazione all’amore per ragazzi e giovani, nonché valorizzare la Scuola Regionale di Formazione per Educatori alla sessualità e all’amore e insegnanti del Metodo Billings, che verrà inaugurata nel dicembre prossimo in collaborazione con la Conferenza Episcopale Calabra, allo scopo di assicurare ad ogni Diocesi questo prezioso servizio di educazione alla pedagogia dell’amore coniugale e all’accoglienza del disegno di Dio sulla trasmissione della vita. 5. La COMPASSIONE per vincere l’indifferenza Assieme alla crisi, tuttavia, si assiste ad una tenuta dell’idea di famiglia in Calabria, dalla quale si può ripartire per contrastare un diffuso clima di indifferenza che si rivela piuttosto pericoloso ai nostri giorni. Un clima che, amplificato, raggiunge poi quei preoccupanti livelli di ingiustizia che si traducono, ad esempio, nei gravi problemi legati al mondo della sanità. Le scelte di questi ultimi tempi, motivate certamente da importanti criteri di ordine economico e politico, non sempre, tuttavia, si sono rivelate vantaggiose, soprattutto per le fasce più deboli e disagiate della popolazione. Dinanzi a tale stato di cose, la Chiesa sente suo il compito della compassione, prima e al di là dell’istituzionalizzazione. È importante, pertanto, che venga riconosciuto il valore pastorale di opere di sostegno alla vita in tutte le sue fasi (dal concepimento alla morte naturale), di situazioni di sofferenza, disabilità, disagio; di persone straniere o emarginate, di accoglienza di bambini e giovani, ai quali offrire alternative di gioco o di impegno a contrasto della cultura dello “sballo” e dell’alta velocità, dell’alcol e della droga, del bullismo e del vuoto valoriale, del guadagno facile e del successo fatuo: esempi emersi dalle belle testimonianze e dalle proposte di questi giorni. 6. La LEGALITA’ per affiancare la denuncia Esempi che, tuttavia, devono accompagnarsi all’educazione alla legalità, alla cittadinanza, al senso del lavoro e della festa, alla dimensione politica della carità. Questa proposta educativa si è presentata come il criterio fondamentale da associare alla denuncia, per contrastare le piaghe storiche e concrete che attanagliano la nostra terra: il clientelismo, il lavoro nero, il disimpegno, il guadagno illecito, l’evasione fiscale, la criminalità organizzata, la diffusione della droga… Accanto a tale educazione, è necessaria una rieducazione civica più ampia e, in particolare, un’educazione al senso del dovere. Occorre chiedersi se non sia a volte da attribuirsi a questa mancanza nel compiere il proprio dovere anche la causa di disservizi e ritardi che noi stessi condanniamo… È interessante la richiesta di promuovere luoghi di formazione a livello regionale (e/o interdiocesano) per lo sviluppo, ad esempio, di competenze operative e professionali. Come Chiesa, ci sentiamo interpellati ad incoraggiare le forme di impegno lavorativo e professionale di chi non vuole scendere a compromessi e rifiuta scorciatoie facili e guadagni disonesti. E, allo stesso tempo, ci siamo sentiti sollecitati ad appoggiare chi ha il coraggio di rifiutare il ricatto e l’ingiustizia, facendo sua una denuncia che paga a livello personale e familiare. 7. La SOBRIETA’ per aiutare lo sviluppo Allo stesso tempo, dobbiamo sentirci sollecitati a trovare forme concrete di comunione con chi vive il grosso dramma della diminuzione delle risorse economiche, della difficoltà lavorativa, dello stesso precariato, scaturito in particolare dalla crisi economica degli ultimi anni. La prima risposta da dare a questo serio dramma è la scelta della sobrietà. È una sottolineatura emersa da più parti, che obbliga ciascuno di noi ad una sorta di revisione di vita, necessaria ad accostare e promuovere le scelte che si possono e si devono compiere a livello comunitario. La sobrietà che aiuta anche lo sviluppo integrale dell’uomo: non solo delle sue capacità economiche e tecniche ma della sua capacità di condivisione e amore. Solo nella luce di tale sobrietà personale, infatti, acquistano senso ed incisività parole quali SOLIDARIETA’, SUSSIDIARIETA’, BENE COMUNE e scaturiscono iniziative, quali da una parte il Progetto Policoro (o altri simili) che nasce come progetto di comunione tra i tre uffici diocesani di pastorale giovanile, Caritas e lavoro, offrendo percorsi di accompagnamento al senso cristiano del lavoro ed alle opportunità presenti sul territorio; e che cerca di avviare percorsi quali cooperative di lavoro o anche fondi di rotazione o microcredito. Assieme alle iniziative varie, emergono proposte a carattere più formativo, quali la creazione di un Istituto regionale per lo studio della dottrina sociale che possa promuovere profonde e significative riflessioni in ordine a quale possa essere il valore aggiunto della dottrina sociale della Chiesa per gli uomini del nostro tempo. 8. La PARTECIPAZIONE per contrastare la deresponsabilizzazione Tale opera formativa dovrebbe anche promuovere il senso della partecipazione, importantissimo, soprattutto nella nostra cultura, per contrastare la tentazione della deresponsabilizzazione. Una partecipazione che va incoraggiata a livello socio-politico e che – purtroppo è emersa ancora come necessità e non come dato acquisito – va promossa a livello ecclesiale. La professoressa Intrieri sollecitava anche i presbiteri a promuovere la corresponsabilità dei laici, attraverso la pedagogia della fiducia nei carismi di ciascuno. In questa prospettiva di partecipazione, è stata interessante la proposta dell’istituzione di un forum dei cattolici calabresi, come spazio non politico ma “profetico” di discernimento dei problemi e delle situazioni socio politiche ed ecclesiali, per verificarle alla luce del Vangelo e creare cultura. 9. La CULTURA per imparare il dialogo E proprio la crescita culturale cristiana si dimostra importante tanto nel settore della tradizione quanto in tutti gli altri ambiti. Cultura come attenzione all’ampio retroterra carico di valori cristiani di cui sono impregnate le nostre stesse culture locali, come attenzione e cura della dimensione ecumenica che è così “di casa” in Calabria. Cultura come tentativo di creare sinergia tra forme della pietà popolare e il messaggio evangelico, soprattutto nella centralità della celebrazione eucaristica, come preparazione ad utilizzare con maggiore competenza ed equilibrio i mass media, come attenzione al mondo della scuola e come valorizzazione del tempo libero. Cultura, infine, come preparazione a quel dialogo interreligioso ed interculturale che si rivela di valore imprescindibile nel nostro tempo e al quale noi cristiani siamo chiamati a dare un apporto sostanziale. La figura dell’animatore della cultura potrebbe, in questo senso, essere di grande aiuto, unitamente ad una sempre maggiore promozione di Scuole teologico-pastorali per i laici. 10. La SANTITA’ per vivere la comunione come speranza Prima di tutto, però, dobbiamo essere sempre più coerenti nella nostra vita di fede. Una coerenza che, silenziosamente, ci conduce al cammino più importante, che è poi l’ultima parola che decliniamo: la santità. Sì, la santità, nella luce di quanto abbiamo detto, prende la via della coerenza di vita, illuminata e sostenuta dalla fede e dall’amore di Cristo. E’, anzitutto, una coerenza umana: una fedeltà alla nostra realtà di creature che obbediscono al progetto d’amore di Dio creatore sull’umanità. Un progetto che è progetto di comunione e, senza il quale, tutto il cammino di questi giorni non troverebbe senso. Una coerenza che è coerenza civile: impegno nella vita semplice di ogni giorno, nelle scelte che ci accomunano a tanti nostri fratelli nella città dell’uomo e che, prima ancora che chiederci il “di più”, ci chiedono l’ordinarietà della giustizia, la ricerca del bene comune, la costruzione della pace sociale. Una coerenza cristiana: quella di una vita che si spende nell’obbedienza e nell’amore per la Chiesa, dalla quale accettiamo percorsi e indicazioni, alla quale offriamo il nostro servizio in maniera umile e, soprattutto, nella profonda comunione. Per questo, tutto il lavoro di questi giorni ci riconsegna, anzitutto, alla necessità della conversione personale e comunitaria. E ci consegna a quella luminosa testimonianza d’amore che – lo abbiamo ascoltato da alcuni nostri testimoni e lo abbiamo ricordato pensando ai nostri Santi - si fa forte fino al martirio. È il martirio della persecuzione, delle scelte difficili; ma è anche il martirio dell’ordinario nel quale tutti, e soprattutto i laici, sono chiamati a consumarsi. Così, la consegna finale del nostro Convegno è quella della santità. Lo è per voi laici, dunque. Lo è per voi giovani che, giustamente, chiedete alla Chiesa e alla società la coerenza e la vicinanza e che, nella coerenza, siete chiamati a crescere e a compiere le vostre scelte più radicali. Lo è per noi vescovi e presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, nella luce di questo Anno Sacerdotale che è da poco iniziato e che vuole essere proprio un percorso di santità. È nella comunione che questa santità si può realizzare: e senza la comunione – questo è fondamentale – non si può realizzare. Una comunione sperata, certamente. Sperata perché sempre possibile. Sperata perché attesa e invocata da Dio. Sperata perché non fatta una volta per tutte, ma affidata alla nostra forza e creatività. Sperata perché, fino alla fine, è comunione che cresce, mentre cresciamo come Chiesa: Chiesa di Calabria che, puntando sull’uomo, ha scelto di puntare sulla comunione. Perché l’uomo è fatto per la comunione. E perché il nostro Dio è comunione e, anche oggi, continua a donarsi come mistero di comunione a chi, come noi, è riunito nel Suo nome e nella speranza del Suo Amore che non delude. E così sia! Le Castella (KR), 10 ottobre 2009 X Santo MarcianòArcivescovo di Rossano-Cariati [1] Rigenerati per una speranza viva (1 Pt 1,3): testimoni del grande sì di Dio all’uomo. Nota pastorale dell’Episcopato Italiano dopo il 4° Convegno ecclesiale nazionale, n. 4 [2] Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana, La sfida educativa. Laterza, Bari 2009, p. 12 [3] Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, n. 43 [4] Benedetto XVI, Discorso al Convegno Ecclesiale Nazionale. Verona, 19 ottobre 2006

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La Conferenza dei Vescovi Calabresi

   

   La Conferenza dei Vescovi Calabresi, riunita a Le Castella di Isola Capo Rizzuto (Kr) nei giorni 6 e 7 ottobre scorsi, presiduta da Mons. Vittorio Mondello, Arcivescovo Metropolita di Reggio Cal. – Bova. Erano presenti tutti i Vescovi Residenziali e i Vescovi Emeriti Mons. Giuseppe Agostino, Mons. Antonio Cantisani, Mons. Vincenzo Rimedio. ha ampiamente discusso sulla situazione della Calabria. ”E’ stata unanime la constatazione – si legge in una nota – che la nostra Regione rimane emarginata rispetto al resto d’Italia. I problemi sono gravi e difficili e non sempre si vede un impegno delle Istituzioni per affrontarli tempestivamente e decisamente.

     I Vescovi hanno ribadito di essere consapevoli che non rientra nei loro compiti indicare soluzioni, ma che non possono esimersi dal raccogliere le ansie della gente, che da loro attende un sostegno morale e una parola di conforto e di speranza di fronte a certe situazioni oggettivamente inaccettabili”. Non e’ possibile, inoltre – si legge nella nota dei Vescovi – ignorare il problema dei precari della scuola, ne’ tacere sulla necessita’ che certi provvedimenti siano calati nella realta’ socio-geografica della nostra Regione”. ”Altrettanto i Presuli affermano per quanto attiene alla frontiera della sanita’.

    Non si puo’ tacere che certe soluzioni pensate nell’ottica del risanamento economico si ritorcano contro i piu’ deboli. La recente scoperta, poi, dell’avvelenamento sia del mare calabrese, risorsa incomparabile per le attivita’ economiche e turistiche; sia del territorio della citta’ di Crotone, ha posto ai Pastori Calabesi seri interrogativi su come vengano gestiti i problemi del territorio. I crimini contro la salute e l’ambiente denotano come sia diabolico perseguire i propri interessi economici a discapito del bene comune.

     Ma non si puo’ liquidare il problema scaricando tutto sulla delinquenza locale, perche’ certe operazioni hanno sicuramente altre piu’ gravi responsabilita”’. ”Pur soffrendo per i problemi della intera Regione – continua la nota – i Vescovi esortano alla speranza e alla fiducia, confidando nelle parole del Signore: ”non abbiate timore, io ho vinto il mondo”. Le cose possono cambiare, ma ognuno riscopra il proprio protagonismo e assuma le proprie responsabilita’ per quel che gli compete. Ancora una volta l’Episcopato Calabro esorta i fedeli laici ad impegnarsi in politica per portare in essa il fermento evangelico.

     A tal proposito viene ribadito che non a caso la Chiesa Cattolica, attraverso la sua dottrina sociale, da sempre ha condannato quei modelli economico – sociali che non mettono al primo piano l’uomo con i suoi diritti e i suoi bisogni. L’uomo deve essere, infatti, il primo capitale da salvaguardare, cosi’ come sottolinea anche il Santo Padre Benedetto XVI nella recente Lettera Enciclica Caritas in veritate, dove intende ricordare, soprattutto ai governanti, che ”l’uomo e’ l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico – sociale”. ”L’Assemblea dei Vescovi , all’inizio dei lavori – si legge in una nota – ha sentito il bisogno di esprimere, all’unanumita’, la vicinanza piu’ sentita e la solidarieta’ piu’ forte alle famiglie del territorio messinese, colpite, nei giorni scorsi, da una, purtroppo in qualche modo attesa calamita’ naturale, rivelatasi, comunque, molto piu’ tragica di quanto si fosse potuto immaginare.

     Con la solidarieta’ i Vescovi hanno assicurato alle persone colpite dal lutto e dal dolore la preghiera di tutte le Comunita’ ecclesiali calabresi”. L’Assemblea dei Vescovi ha discusso ed approvato iniziative pastorali ed organizzative, riguardanti la Chiesa di Calabria.

FOTOSTORIA

del  V Convegno Ecclesiale delle Chiese Calabresi

21 Giugno  2009:Convegno diocesano dell'arcidiocesi metropolitana di  
  Squillace-Catanzaro
su "“La testimonianza: elemento privilegiato di evangelizzazione”

 SQUILLACE - “La testimonianza: elemento privilegiato di evangelizzazione” è il tema del settimo convegno diocesano dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, che si è concluso sabato al villaggio Porto Rhoca di Squillace. Dopo aver riflettuto sul tema della Evangelizzazione e catechesi (anno 2003) e sui luoghi dell'evangelizzazione, la parrocchia (2004), la famiglia (2005),  la scuola (2006), la sacra liturgia (2007) e la carità (2008), sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e laici sono chiamati a ripensare agli “elementi dell'evangelizzazione”, uno dei quali, appunto, è la testimonianza.
Per l’occasione l’arcivescovo mons. Antonio Ciliberti ha redatto la lettera per l’anno pastorale 2009-2010, intitolata “Sarete miei testimoni”. “Rendiamo testimonianza – scrive il presule – se annunciamo la vita eterna. Se la nostra storia e la storia di cristo diventano un a sola, allora la nostra parola è testimonianza. Può parlare di cristo chi è in strettissima comunione di vita con Lui, chi è entrato in comunione con lo Spirito Santo. E’ necessario che il testimone viva nella perfezione più grande la comunione con Cristo Gesù. La testimonianza non è solo annuncio di una parola, ma manifestazione della novità della nostra vita: gli altri devono poter toccare la nostra novità. Testimonianza, quindi, come dono di sé”.
Dopo la celebrazione delle lodi e la meditazione di don Vincenzo Zoccoli, delegato arcivescovile per la vita presbiterale, il sindaco di Squillace, Guido Rhodio, ha rivolto un saluto di benvenuto ai numerosissimi partecipanti al convegno. “I tempi attuali – ha rimarcato Rhodio – richiedono testimonianza, coerenza e lungimiranza. Occorre ritornare a credere nei grandi valori, nel momento in cui prevale nella nostra società la negazione del cristianesimo”.
Don Giuseppe Silvestre, vicario per la Pastorale, ha poi svolto l’introduzione al convegno, soffermandosi principalmente sul tema di quest’anno, che rimanda alla Chiesa primitiva. “Testimonianza – ha affermato - come coraggio, servizio, comunione, che sono i punti principali su cui si snoda la nostra riflessione”.
La relazione di base sul tema principale del convegno è stata affidata a mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso e già vescovo di Locri, ed è stata letta dal vicario generale mons. Raffaele Facciolo. Su “Maria, prima testimone dell’uomo nuovo” ha relazionato padre Salvatore Perrella, docente alla Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma.
Nel pomeriggio, relazione di mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza, sul tema “Gesù Cristo, testimone dell’amore del Padre”; e comunicazione di don Ennio Stamile, delegato regionale Caritas, sul tema “La testimonianza della Chiesa calabrese nella risposta alle sfide e ai bisogni del territorio”. Al termine, si è svolta la celebrazione dei Vespri con meditazione di don Marcello Froiio, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale.
Il programma di  sabato ha previsto la celebrazione delle Lodi con meditazione  di padre Gregorio Colatorti, vicario episcopale per la vita consacrata; la relazione del docente universitario Luciano Corradini, già sottosegretario alla Pubblica istruzione, su “Il cristiano testimone del vangelo in un mondo che cambia”; e la comunicazione di don Mimmo Battaglia, presidente nazionale Fict, sul tema “Essere testimoni della Chiesa sulla strada della fragilità umana”. Nella seconda parte della giornata, tavola rotonda moderata da mons. Facciolo sul tema “Il contributo delle istituzioni per il bene comune nella testimonianza della giustizia, della legalità e della trasparenza”, con interventi del presidente della Provincia Wanda Ferro, del giudice onorario minorile Massimo Martelli, del presidente del Centro servizi Volontariato Caterina Salerno, del sindaco di Squillace Guido Rhodio e dell’assessore comunale di Catanzaro Nicola Ventura. Dopo il dibattito, ha tratto le conclusione sulla due-giorni del convegno diocesano l’arcivescovo mons. Ciliberti.

Carmela Commodaro

VII Convegno Pastorale Diocesano
LA TESTIMONIANZA: ELEMENTO PRIVILEGIATO DÌ EVANGELIZZAZIONE
19 e 20 Giugno 2009 - Villaggio Porto Rhoca – Squillace Lido

+ p. GianCarlo, Vescovo di Campobasso-Bojano
Relazione per il CONVEGNO DELLA chiesa di Catanzaro-Squillace
TESTIMONIANZA PER CONVEGNO CALABRIA.doc
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