DIRITTI UMANI (archivio)

DIRITTI UMANI

Il Papa alla Fao

Il grido di un profeta

di ETTORE MALNATI 

Sembra di sentire un discorso di “sinistra”, ma è solo un’applicazione di categorie moderne al Vangelo. E il Papa continua la linea già marcata profondamente dall’ultima enciclica sull’impegno per chi soffre la fame.
  

Lunedì 16 novembre 2009 Benedetto XVI si è recato nella sede della Fao a Roma. All’interno dell’Aula Magna il direttore generale Jacques Diouf gli ha rivolto l’indirizzo di saluto dove tra l’altro ha richiamato la forte dimensione spirituale che la presenza del Santo Padre offre per affrontare il problema della fame nel mondo, e l’evidente consonanza di vedute tra la Chiesa cattolica e la Fao su questa questione fondamentale.


Un bambino di Cumtubel.

Breve excursus

Non è certo la prima volta che il Vescovo di Roma si rivolge a questa preziosa istituzione dell’Onu. Già tre anni dopo il suo sorgere Pio XII il 21 febbraio 1948 volle indirizzare un suo radiomessaggio ai partecipanti al convegno dei delegati delle nazioni europee. Ad essi papa Pacelli richiamava che l’equilibrio nella produzione e nella distribuzione dei prodotti agricoli poteva servire «ad affrancare le nazioni dall’angoscia della carestia e dall’umiliazione del dover elemosinare».

Giovanni XXIII nella sua enciclica sociale Mater et Magistra del 15 maggio 1961 volle esprimere il suo «sincero apprezzamento circa l’opera altamente benefica che l’Organizzazione delle Nazioni Unite svolge per l’alimentazione e l’agricoltura, per favorire tra i popoli intese feconde, per promuovere l’ammodernamento delle colture soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e per alleviare il disagio delle popolazioni che scarseggiano di alimenti».

Paolo VI, che tra l’altro fu il primo Pontefice a recarsi nella sede della Fao il 16 novembre 1979, ha voluto elogiare l’opera generosa e intelligente contro la fame, svolta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, prima nell’enciclica Populorum progressio (commemorata sia da Giovanni Paolo II che da Benedetto XVI), poi ha affrontato queste tematiche nei suoi undici messaggi a livello internazionale scritti per la Giornata della pace da lui voluta (1968-1978).

Giovanni Paolo II per ben tre volte (1979, 1992, 1996) volle essere presente nella sede dell’agenzia per incoraggiare l’impegno a favore di un concreto ed efficace sviluppo agricolo.

E infine la presenza di Benedetto XVI in un momento di grave crisi mondiale. In tale circostanza il Papa sente il dovere di condividere con la comunità internazionale la preoccupazione di suggerire la realizzazione di un vero cambiamento da parte degli organismi competenti per «ridefinire i concetti ed i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali [ed acquisire il criterio] della comune appartenenza alla famiglia umana universale [e in tal senso] richiedere ad ogni Popolo e quindi ad ogni Paese di essere solidale, cioè disposto a farsi carico di responsabilità concrete nel venire incontro alle altrui necessità» (Discorso, 4).

Con questo animo papa Ratzinger ha risposto all’indirizzo del direttore generale Diouf che aveva stigmatizzato il dramma della malnutrizione quale questione morale da porre alla riflessione dell’intera comunità internazionale. L’assenza dei grandi capi dei Paesi più emancipati ha gettato un’ombra su questo simposio e fa riflettere circa il senso di responsabilità e solidarietà della comunità internazionale nei confronti di quei popoli che ancora nel mondo lottano contro la fame e quei metodi di produzione alimentare che abbisognano di un’attenta analisi del rapporto tra sviluppo e tutela ambientale e i diritti della persona.


Un villaggio nella regione di Bafata (Guinea-Bissau).

La fame cresce

Il Papa, oltre a inserirsi nell’attenzione dei suoi predecessori, ha richiamato la «drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più povere, il limitato accesso al mercato e al cibo» (2).

Questo capita oggi, quando da statistiche serie e attendibili si sostiene che «la terra può sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti. Infatti, sebbene in alcune regioni permangano bassi livelli di produzione agricola anche a causa di mutamenti climatici, globalmente tale produzione è sufficiente per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro» (2).

Il Papa, pur non volendosi inserire nella politica interna agli Stati, come aveva anche ricordato nella Caritas in Veritate, fa però un forte richiamo etico all’intera famiglia umana che oggi più che mai, dopo i principi di eguaglianza e fraternità anche laici, proclamati in più sedi, non può senza grave responsabilità permettere che «in molti Paesi poveri permanga e rischi di accentuarsi l’estrema insicurezza di vita, che è conseguenza della carenza di alimentazione: la fame miete ancora moltissime vittime tra i tanti Lazzaro ai quali non è consentito, come aveva auspicato Paolo VI, di sedersi alla mensa del ricco epulone. [...] La fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali. [...] Manca un assetto di istituzioni economiche in grado di garantire un accesso al cibo e all’acqua regolare e adeguato dal punto di vista nutrizionale. [...] Il problema dell’insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazioni dei mercati. [...] Tutto ciò va realizzato coinvolgendo le Comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile» (CIV 27).

Citando questo passo della Caritas in Veritate il Papa senza tentennamenti ha chiesto un vero agire morale per gli interventi dei Paesi sviluppati nei confronti dei Paesi poveri e cioè che non si «consenta alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci» (2). Benedetto XVI chiede agli organismi internazionali che «il concetto di cooperazione sia coerente con il principio di sussidiarietà» (3).

Questa, che io chiamerei “ingerenza etica”, deve ovviamente lasciare libertà a ciascun «Paese di definire il proprio modello economico, prevedendo però i modi per garantire la propria libertà di scelta e di obiettivi» (3). Questa è la conditio sine qua non per evitare rapporti di un colonialismo economico che non corrisponderebbe allo sviluppo etico fondato sul principio di fraternità responsabile per una distribuzione equa dell’alimentazione e per «tutelare l’ambiente come bene collettivo» (8).

Il mercato dei Paesi poveri

Il Papa poi spende la sua voce per chiedere considerazione nei confronti del mondo rurale. È certamente doveroso difendere i diritti dei lavoratori dell’industria, del commercio, della ricerca scientifica e della cultura, ma l’alimentazione e l’ecologia sono legate primariamente al mondo rurale.

Benedetto XVI, che ben conosce il mondo agricolo sostiene davanti al presidente e all’intera assemblea della Fao che «per combattere la fame promuovendo uno sviluppo umano integrale occorre anche capire le necessità del mondo rurale [...] va scongiurato il rischio che il mondo rurale possa essere considerato in maniera miope, come una realtà secondaria. [A tale scopo] va favorito l’accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree più povere, oggi spesso relegate a spazi limitati» (6). Ciò darebbe delle grandi opportunità di mercato a favore dei Paesi poveri, avendone così un reale beneficio economico che, se ben gestito dalla tutela morale degli organismi internazionali, diverrebbe una ricaduta per lo sviluppo integrale della persona di quei Paesi e per la loro economia anche familiare.

In sintonia con la concreta preoccupazione del patriarca ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli, Benedetto XVI chiede all’intera comunità internazionale rispetto e tutela dell’ambiente. Usa in tal senso parole-chiavi: «Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell’ambiente. [...] Se l’umanità intera è chiamata ad essere cosciente dei propri obblighi verso le generazioni che verranno, è anche vero che sugli Stati e sulle Organizzazioni internazionali ricade il dovere di tutelare l’ambiente come bene collettivo. [...] Non bastano però normative, legislazioni, piani di sviluppo e investimenti, occorre un cambiamento negli stili di vita personali e comunitari, nei costumi e negli effettivi bisogni, ma soprattutto è necessario avere presente quel dovere morale di distinguere nelle azioni umane il bene dal male per riscoprire così i legami di comunione che uniscono le persone e il creato» (8).

In questo suo intervento alla Fao Benedetto XVI ha offerto all’intera comunità internazionale e a tutte le persone di retto sentire che l’immagine del cristianesimo con i suoi principi evangelici non può che porsi dalla parte dei più deboli. Attraverso la realizzazione dei valori propugnati dalla dottrina sociale cristiana offre concreti spunti riferimentali per rendere il vissuto dell’intera famiglia umana intriso di quell’attenzione morale che, investendo la coscienza personale e sociale, la politica, l’economia, il mercato, la tutela dell’ambiente e il diritto all’acqua per tutti, la responsabilità delle religioni (CIV 56) «vuole essere amico della verità sull’uomo e voce per chi non ha voce».

Ettore Malnati
docente alla Facoltà teologica delTriveneto e di Lugano
      
   

Documenti

Concilio Vaticano II, Gaudium et spes; Giovanni XXIII, Mater et Magistra; Paolo VI, Populorum progressio; Giovanni Paolo II, Sollecitudo rei socialis; Benedetto XVI, Caritas in Veritate.

Il rapporto FAO 2009

Un miliardo di affamati

Oltre 100 milioni di persone in più, rispetto al 2008, hanno fame nel mondo. Mentre sono sempre più lontani gli Obiettivi del Millennio, gli affamati crescono anche nei paesi ricchi, raggiungendo i 15 milioni. È l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto sullo Stato dell’insicurezza alimentare, presentato oggi dalla FAO.

"Dimezzare il numero di chi ha fame entro il 2015". Sembra essere ormai definitivamente archiviato, l'Obiettivo del Millennio assunto dai capi di stato e di governo, durante il Vertice mondiale per la sicurezza alimentare, nel 2007. Le persone affamate sono arrivate a superare, nel 2009, il miliardo, mentre cresce, mentre la scarsità di cibo non risparmia neanche i Paesi ricchi, che registrano un aumento di poveri del 15,4% rispetto allo scorso anno.

Si tratta dei livelli più alti raggiunti dal 1970. A lanciare l'allarme è stata la Food and Agriculture Organisation (FAO), in occasione della presentazione, oggi, del rapporto 2009 sullo Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo.
Il primato, per insicurezza alimentare, lo mantiene la regione Asia-Pacifico, con 642 milioni di persone che hanno fame, seguita dall'Africa Subsahariana, con 265 milioni, dall'America Latina, con 53 milioni e dall'Africa settentrionale e orientale, con 42 milioni.
Oltre 100 milioni di persone in più, rispetto all'anno scorso, soffrono la fame. Un sesto di tutta l'umanità.

Secondo la FAO, nonostante un leggero calo nel 2008, il costante aumento dei prezzi delle materie prime alimentari tra il 2006 e il 2008, avrebbe spostato fuori dalla portata del reddito di queste persone tutti gli alimenti di base. All'attuale crisi, si aggiungono le preoccupazioni per il futuro. Nei prossimi 40 anni, secondo Jacques Diouf, direttore generale della FAO, il fabbisogno alimentare, aumenterà di circa il doppio.

Queste dunque le sfide che dovrà affrontare il prossimo Vertice Mondiale per la sicurezza alimentare, che vedrà, ancora una volta, i Capi di Stato e di Governo, a Roma, dal 16 al 18 novembre, per discutere della crisi. Un occasione, secondo i dirigenti della FAO, per ribadire la necessità di un deciso intervento pubblico a sostegno della produttività agricola mondiale, normalmente in calo, in periodi di crisi economica.

 

La Fao si prepara al Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare

La fame che verrà

Nel 2050, oltre 9 miliardi di persone abiteranno il pianeta, mentre i cambiamenti climatici minacciano le colture. Produttività e investimenti nella gestione delle risorse idriche, queste le proposte di Jacques Diouf Direttore Generale della FAO, che prevede una crescita della domanda di cibo nei prossimi 40 anni, pari a quasi il doppio rispetto a quella attuale.

Incrementare la produttività agricola. Secondo il Direttore Generale della Food and Agriculture Organisation (FAO), Jacques Diouf, è l'unica soluzione per non andare incontro ad un grave peggioramento della crisi alimentare nel 2050. In occasione dell'apertura dei lavori del Forum di esperti ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050, che si è aperto ieri, 12 ottobre, a Roma, Diouf ha parlato di fronte ad oltre 300 esperti di tutto il mondo, di come il forte incremento demografico dei prossimi anni, porterà ad una domanda di cibo, foraggio e fibre doppia rispetto ad oggi.

Aumentare la produttività piuttosto che l'estensione delle colture, su questo si è concentrato il discorso del dirigente della FAO, esprimendo alcuni dubbi circa la diffusione di un'agricoltura biologica, in grado di contribuire solo in minima parte alla riduzione di fame e povertà.

Le proiezioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone, rispetto agli attuali 6,7 miliardi, rendendo necessaria dunque un incremento del 70 per cento della produzione agricola.

L'agricoltura a livello mondiale dovrà inoltre fare i conti con gli effetti dei mutamenti climatici, in particolare con l'aumento delle temperature e con la scarsità di acqua.
Secondo le stime della FAO, gli effetti del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione alimentare del 30% in Africa e del 21% per cento in Asia.

A peggiorare la situazione ci pensa anche la crescente diffusione di biocombustibili, destinata, secondo le previsioni, ad aumentare di circa il 90% nei prossimi 10 anni.

Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare in programma presso la sede FAO dal 16 al 18 novembre, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 192 paesi membri.

 

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