STORIA DELLA SALVEZZA

Riprendiamo finalmente il nostro appuntamento con “la Bibbia” nella nuova veste grafica anche per il “Colibrì”. La Bibbia sarà un mezzo necessario per approfondire la tua fede e avvicinarti a Dio. Voglio darti una mano per aiutarti a comprenderla, ovviamente qui troverai solo alcuni appunti che ti serviranno come guida nello studio della storia della salvezza. Attenzione! E’ proprio nella Bibbia che troverai la luce per conoscere Dio e amarlo. Svolgi gli esercizi e…Ricordati! Se qualcosa non ti è chiaro non indugiare, scrivi alla redazione de “Il Ponte”, noi siamo sempre a tua disposizione.

APPUNTI PER UN VIAGGIO NELLA STORIA DELLA SALVEZZA

Capitolo Undicesimo

Abramo sacrifica Isacco

GESU’ DA’ VITA ALLA CHIESA NUOVO POPOLO DI DIO   (Capitolo undicesimo)

Antico e nuovo popolo di Dio

Secondo la carne, all’antico popolo di Dio appartenevano solamente i discendenti di Abramo, ovvero coloro che formavano la nazione d’Israele. Il popolo di Dio e il popolo d’Israele erano la stessa cosa.. Otto giorni dopo la nascita si compiva l’atto d’ingresso in questo popolo, cioè la circoncisione. (Gn 21,4; At 2,41)..

Invece al nuovo popolo di Dio, cioè la chiesa costituita da Cristo, possono appartenere tutti, senza distinzione di razza, lingua, cultura o colore. L’atto d’ingresso è il Battesimo. Solo per gli adulti è necessario compiere un cammino di formazione alla fede e di conversione. (Mc 16,16; At 2,38; At 2,41).

Il Nuovo Popolo di Dio

La parola e i fatti

Non basta appartenere giuridicamente alla chiesa, cioè non basta essere registrato nel libro dei battezzati. Bisogna testimoniare la parola di Dio, metterla in pratica. Altrimenti la salvezza no si raggiunge. Chi consente alla Parola di Dio di portare i suoi frutti assomiglia a uno che ha costruito la casa sulla roccia. Niente lo potrà più turbare. (Mt 7,21 – 29).

Il seminatore (Mt 13,1 -9, 18 -23)

Dio onnipotente semina la sua Parola nei nostri cuori. Se essa darà frutto dipenderà da noi. Rimarrà ovviamente vero che il nostro fare è sempre conseguenza del già fatto di Dio per noi. Il cristiano deve perciò assecondare l’opera dello Spirito Santo perché la parola porti il suo frutto.

Buoni e cattivi (Mt 13,24 -30, 36 -43)

Nella Chiesa di Cristo, che è germe e strumento del Regno di Dio, c’è di tutto, c’è gente impegnata alla sequela di Cristo e gente non impegnata.

Alla fine ci sarà la separazione tra gli uni e gli altri. Coloro che si saranno sforzati a seguire Cristo, riceveranno il premio e gli altri il castigo.

Questo è il tempo della “pazienza” di Dio e i cristiani devono stare attenti a non cadere nella tentazione di affrettarne la separazione e il giudizio. Tutto è possibile, la zizzania può divenire grano e il grano zizzania. Il Vangelo invita i buoni a perseverare e i cattivi convertirsi. La chiesa resta sempre un cantiere di formazione permanente e mai un ufficio di assicurazione o d’informazioni.

 

Il regno di Dio cresce sempre di più (Mt 13,31 -33)

Non bisogna scoraggiarsi, se verifichiamo che nelle buone iniziative sono sempre pochi quelli che s’impegnano. E’ così che accade quando hanno inizio le opere di Dio. Col passare del tempo, le cose si modificano. Il seme diviene pianta e il lievito fermenta la massa. Il cristiano è sempre sostenuto dalla speranza che non delude, perché fondata da Dio.

 

Uniti a Cristo (Gv 15,1 -8)

«Senza di me non potete far niente» (Gv 15,5), dice il Signore. Come i tralci devono essere uniti alla vite per poter dare frutto, così anche noi dobbiamo essere uniti a Cristo per poter dare frutto. Come? Mediante la preghiera (Ef 6,18; Col 1,3; 1Ts 5,17; Rm 15,30; Col 1,7-15; 1Tm 2,1; 1Tm 5,5,), la confessione (Gv 20,23) e la Eucarestia (Gv 6,48-59).

I pastori della Chiesa

Affinché la sua opera potesse continuare fino alla fine del mondo (Mt 20,28), Gesù scelse 12 uomini, li preparò (Mc 3,13-15) e li mandò per il mondo (apostoli – missionari – inviati), dando loro tre poteri: annunciare il Vangelo (Mc 16,15; Mt 28,18-20), celebrare il culto della Nuova Alleanza (Lc 22,19-20) e guidare il Nuovo Popolo di Dio (Mt 18,18; Gv 20,21-23). Come capo degli apostoli e di tutta la Chiesa. Gesù scelse Simone, al quale cambiò il nome, dandogli quello di Pietro (Kefa – roccia: Gv 1,42). Egli sarà la pietra, che manterrà unita la Chiesa (Mt 16,18); confermerà la fede di tutti (Lc 22,31-32); sarà il pastore supremo del gregge (Gv 21,15-17) e avrà tutta l’autorità per guidare la Chiesa (Mt 16,19). Mediante la imposizione delle mani, gli Apostoli trasmisero ai loro collaboratori (vescovi, presbiteri e diaconi) il dono della Spirito Santo, che li rese capaci di realizzare distinti servizi (1Tm3,1-15; 4,14; 5,22; 2Tm 1,6-7; At 6,6;Tt 1,5; 3,10-11). Con il passare del tempo, morendo gli apostoli, i collaboratori si trasformarono in continuatori della loro opera.

 

 

 

IL PROGRAMMA DI GESU’       (Capitolo decimo) 


Giovanni Battista gli prepara la strada (Mc 1,1-8)

Secondo le indicazioni del profeta Isaia, era necessario preparare il cammino per l’arrivo dell’inviato di Dio. I poveri di Yahvè erano disponibili a fare tutto il necessario per preparare la strada al Messia. Fu per questo che ascoltando le parole del Battista, si accostarono a lui per ricevere il battesimo di acqua come segno di pentimento. Ammettendo i loro peccati e chiedendo perdono a Dio, si collocavano nella posizione ideale per comprendere e vivere il messaggio di Cristo. (Mc 1,15)

 

Battesimo di Gesù

 

Gesù riceve il battesimo nello Spirito Santo (Mc 1,9-11)

E’ opportuno sapere che ci sono più battesimi: uno di Giovanni Battista e l’altro di Gesù. Quello di Giovanni era teso a preparare  il cammino a Gesù e si concluse con la sua morte. Quello di Gesù è basato nella “ricezione dello Spirito Santo” che ci fa divenire cristiani.

Gesù ricevette entrambi i battesimi: quello dell’acqua e quello dello Spirito. Il primo lo riceve in rappresentanza dell’umanità peccatrice (Is 53). Ma quello che interessa noi, è il secondo. Quello dello Spirito che Gesù ricevete fuori dal’acqua (Mc 1,10-11).

Mediante lingue di fuoco, anche gli Apostoli furono battezzati “nello Spirito Santo”, accadde il giorno di Pentecoste (At 2,3-4). Infatti, l’acqua e il fuoco, sono simboli dello spirito Santo (Gv 3,5; Lc 3,16; Mt 3,11; At 2,3-4).

Non è importante se si usa molto fuoco o molta acqua , quello che importa è lo Spirito. Il vero battesimo è nello “Spirito Santo”.

 

Beatitudini

Beatitudini (Mt 5,1-12)

In tanti credono di poter trovare la felicità nella ricchezza, altri nel potere e altri ancora nel piacere. Gesù non la pensa così, il suo insegnamento è diverso. Per questo sono pochi che decidono di seguirlo realmente. Chi decide di essere vero seguace di Gesù dovrà affrontare molti ostacoli. Alla fine si troverà la vera felicità.

 

Sale della terra e Luce del mondo

Sale della terra e luce del mondo (Mt 5,13-16)

I seguaci di Gesù sono come il sale. Il sale serve a preservare il pesce e la carne dalla corruzione, ma anche a dar sapore al cibo. Chi si è posto alla sequela di Cristo cerca di essere “sale” per il mondo, preservandolo dalla corruzione e dal male e dando autentico “sapore”

 (senso, significato) a tutto ciò che esiste. Sono anche luce della mondo, con l’esempio della loro vita onesta, illuminano il cammino, affinché gli altri trovino rischiarata la strada che conduce alla felicità.


Amare tutti (Mt 5,38-48)

Molti sono convinti che bisogna amare solo chi ci fa del bene, L’insegnamento  di Gesù ci dice invece che bisogna amare tutti, imitando l’agire del Padre Celeste, che manda la pioggia a tutti, senza distinguere tra buoni e malvagi.

Fare il bene senza suonare le trombe (Mt 6,31-38)

Testimoniando la nostra fede, bisogna fare del bene,

opere buone. Non bisogna farle però davanti alla gente per essere lodati. Quello che importa ,è che lo sappia Dio e dia la sua ricompensa.

Lo stesso discorso vale per il digiuno e la preghiera, non bisogna pregare e digiunare perché gli altri ci vedano.

L’albero e i frutti (Mt 7,15-20)

Molti ritengono e pretendono di conoscere la verità e di poterla insegnare agli altri. Bisogna vedere come vivono. Dai frutti si conosce l’albero. Se i frutti sono buoni, l’albero è buono; se i frutti sono cattivi, l’albero è cattivo. Importante è che i frutti siano autentici ovvero di vita eterna, e le parole non siano inutili ovvero infruttuose. (Mt 12,36)

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