PAGINA INIZIALE DEL "COLIBRI'"

 

 

LE frasI del 


 

Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini.(Lettera ai Romani) -*-Ogni mattina Dio ci offre una giornata, che ha preparato per noi: non c'è niente di troppo e niente che non sia abbastanza, niente di indifferente e niente di inutile. Sr. Magdeleine -*- Se foste processati per essere cristiani, ci sarebbero prove sufficienti per farvi condannare? Anonimo -*-Se la tua anima è turbata va in chiesa, prosternati e prega. Se la tua anima rimane ancora turbata vai a trovare il tuo padre spirituale, siediti ai suoi piedi e aprigli l'animo. E se la tua anima e sempre turbata, ritirati allora nella tua cella, stenditi sulla stuoia e dormi. Padri del deserto-*- LA VITA Ci sono parti di una nave che, prese da sole, affonderebbero: il motore affonderebbe, l'elica affonderebbe. Ma quando le parti di una nave sono montate insieme, ecco che galleggiano. Così è della vita, e dei fatti della vita: alcuni di essi furono sbagliati, alcuni stupidi, altri felici. Ma a metterli insieme tutti compongono una barca che galleggia e che va da qualche parte.-*-Il Fuoco Se sarete quello che dovete essere,metterete fuoco in tutto il mondo. S. Caterina da Siena-*-Quando sognate...Quando sognate la felicità, in realtà, è Gesù che cercate; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita Giovanni Paolo II -*- SOLO PER OGGI (1) 1) Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata, senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta. 2) Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita! 'Basta a ciascun giorno il suo affanno'. -*- SOLO PER OGGI (2) 3) Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell'altro mondo, ma anche in questo. 4) Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri. 5) Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell'anima. 6) Solo per oggi compirò una buona azione e non la dirò a nessuno. (...) Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita! 'Basta a ciascun giorno il suo affanno'. -*- SOLO PER OGGI (3) 7) Solo per oggi farò almeno una cosa che non desidero fare, e se mi sentirò offeso nei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga. 8) Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. Mi guarderò da due malanni: la fretta e l'indecisione. 9) Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come se nessun altro esistesse al mondo. 10) Solo per oggi non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita! 'Basta a ciascun giorno il suo affanno'. Papa Giovanni XXIII 'Decalogo della quotidianità'-*-

BENVENUTI

Ho il piacere di dare il benvenuto a tutti i visitatori del sito Il Colibrì  e invitarli a leggere attentamente le pagine curate sapientemente dal carissimo professore Vittorio Politano.

      Questa finestra aperta sul mondo attraverso l’informatica vuole essere non solo un’attenta e rigorosa trasmissione di notizie riguardanti la parrocchia Madonna di Pompei o il mondo ecclesiale, ma soprattutto uno strumento per creare una fitta rete di relazioni con le persone per crescere insieme umanamente  e culturalmente.

      La consapevolezza dei limiti è un motivo che spinge maggiormente a chiedere la collaborazione di tutti, ad intensificare  ancora la ricerca della novità, a migliorare sempre più i contenuti,  a coinvolgere più direttamente  nel dialogo e nel confronto assicurando la solidità dei valori, soprattutto  quelli “non negoziabili”, e la ricchezza e pluralità dei messaggi.

       Colgo l’occasione per esprimere, verso voi tutti,  la mia profonda stima, la viva riconoscenza  e l’augurio di un comune e rinnovato impegno per la formazione alla cittadinanza attiva ed alla testimonianza cristiana coerente.

            

 Don Pino Silvestre      

LA FIABA AFRICANA CHE MI HA SUGGERITO IL NOME PER QUESTO INSERTO

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Vittorio Politano, eletto Nuovo Ministro della Fraternità O.f.s. “Madonna di Pompei” di Catanzaro

Mercoledì 19 gennaio 2011  alle ore 16,00 si è tenuto a Catanzaro il Capitolo Elettivo dell’Ordine Francescano Secolare della Fraternità Parrocchiale “Madonna di Pompei” nel quartiere S.Antonio. L’incontro presieduto dal Ministro Regionale Fr. Pietro Salerno, assistito dal Vice Presidente Regionale Fr. Mario Catania,  da Padre Francesco Mazzeo come testimone della comunione con il primo ordine e con il T.O.R. e,  da Padre Carlo Giuseppe Fotino (Assistente di Fraternità), ha visto la presenza del Parroco Mons. Giuseppe Silvestre (Vicario Episcopale per la Pastorale dell’Arcidiocesi di Catanzaro -Squillace).

Dopo l'invocazione allo Spirito Santo e la lettura di un brano delle Fonti Francescane e della S. Scrittura, il Presidente del Capitolo recita la preghiera del Rituale francescano ed illustra le norme che regolano le votazioni.

Il Ministro uscente, Signora Elena Cassone in Ferrari  ha presentato la relazione di fine triennio e si è quindi aperta la fase elettiva con la presentazione dei candidati che, non senza difficoltà, si sono resi disponibili per un impegno importante come è quello di essere membri del Consiglio di fraternità dell’O.f.s.

Alla fine si è proceduto alle votazioni che hanno dato il risultato seguente:

Presidente: Vittorio Politano

Vicepresidente: Elena Cassone in Ferrari 

Consigliere:       Anna Puletto in Longo

                          Anna Costantino in Mongiardo

                          Severina Roccella in Mancuso

Un grande applauso ha scandito i vari momenti delle elezioni in un clima caldo e fraterno.

L’incontro è proseguito con l’Agape fraterna e la S. Messa. Al nuovo Ministro e ai suoi consiglieri un augurio di un buon  e proficuo lavoro nella testimonianza evangelica sull’esempio di San Francesco e Santa Chiara e a tal proposito perviene l’invito del Nuovo Ministro a riflettere in merito al prezioso servizio che il francescano secolare è tenuto ad esercitare, servizio da affrontare con spirito di minorità ma mai di inferiorità poiché tutti siamo chiamati e dobbiamo confidare nell’'aiuto benevolo del Signore che al nostro fianco ci aiuterà in questa bellissima manifestazione di disponibilità.


Le Vignette di:

gioba.it

 

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Siamo sale…siamo luce

DOMENICA 6 febbraio 2011

Sono preghiere, che prendono lo spunto dalla messa della domenica.  Sono nate come aiuto per vivere la liturgia  e per ricordarla durante la settimana.

a cura di:

Prof. Giovanni Mazzillo, docente di Teologia dogmatica, Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale: Istituto Teologico Calabro, S. Pio X, Catanzaro.

LOCANDINE RIPRESE DA    http://www.puntopace.net/

Domenica 2 gennaio l'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace tramite la consulta dei laici e le sentinelle del mattino organizzerà la marcia per la pace 2011 "Libertà religiosa via per la pace" così come voluto dal Papa per la giornata mondiale della pace . La marcia partirà dalla piazza del quartiere Gagliano alle ore 17.45 per concludersi alle ore 20.00 nella parrocchia Madonna di Pompei nel quartiere S.Antonio.

Il Presepio realizzato da Salvatore Mercurio

Inaugurata la mostra di pittura di Ardiri nei locali parrocchiali

Apocalisse olio su tela cm. 70 x 100.

COMUNICATO STAMPA


Iniziativa culturale nella Parrocchia Madonna di Pompei
In mostra nei locali le opere di Nunzio Ardiri

Domenica 19, dopo la S. Messa delle ore 11, nel quadro delle manifestazioni natalizie, è stata inaugurata la mostra personale del pittore Nunzio Ardiri allestita  nei locali della Parrocchia Madonna di Pompei. Nel corso della presentazione, il parroco, don Pino Silvestre, ha tenuto a  sottolineare l’importanza di quest’offerta culturale per la comunità  parrocchiale, un’occasione, questa, che consente a molti, i quali non hanno  altre possibilità, di visitare una mostra di pittura.
Le numerose persone presenti hanno potuto, così, ammirare le opere, una  trentina in tutto, che hanno per tema il paesaggio siciliano e calabrese  (boschi, laghi, cascate, marine) e, poi, fiori, animali, nature morte e  miniquadri.
Nel pomeriggio, la Mostra è stata impreziosita dalla presenza, tra i
visitatori, dell’Arcivescovo Emerito di Catanzaro Squillace, Mons. Antonio Cantisani e del Prof. Cesare Mulè, reduci dalla cerimonia di presentazione del  libro di Luigi Mariano Guzzo, “Il senso autentico del Natale a Catanzaro e  dintorni”, che ha avuto luogo, poco prima, nella stessa Parrocchia.
Nella giornata di Martedì 21, la Mostra è stata, altresì, visitata dagli oltre  150 alunni delle 8 classi della vicina scuola primaria Sant’Antonio  accompagnati dai rispettivi insegnanti.
Particolare successo, tra i visitatori e, soprattutto, tra i ragazzi, l’opera  dal titolo “Apocalisse”, un olio di cm. 70 x 100, che, scoperto su internet da una studentessa del Liceo Scientifico di Paternò (CT), è stato oggetto, nel  luglio scorso, assieme al “Giudizio Universale” di Michelangelo e a “Dopo il  diluvio” di Filippo Palazzi”, della sua “tesina” d’esame sviluppata sul tema
“2012”: L’Apocalisse tra Mito e Scienza, per la parte riguardante la Storia  dell’Arte,
A tutti, Ardiri, ha voluto donare, come ricordo, una litografia numerata e  firmata, avente per tema un’opera del “Sistema Solare” la cui collezione,  formata da 14 grandi dipinti, è già stata presentata, nella nostra città, nelle  prestigiose sale del Complesso Monumentale del San Giovanni e della Galleria d’
Arte “Mattia Preti” di Palazzo Fazzari. Ai ragazzi delle classi 4^ e 5^ ha, inoltre, donato un volumetto contenente,  oltre a brevi nozioni sul Sistema Solare, la riproduzione a colori delle 14
opere.
La Mostra, il cui ingresso è gratuito, potrà essere visitata nei giorni  feriali dalle ore 17 alle 20 e nei festivi anche dalle ore 9 alle 13 fino a  Domenica 26 dicembre prossimo.

Nunzio Ardiri

Presentazione del libro di Luigi Mariano Guzzo

FOTO REPORTAGE

Chiesa e Mezzogiorno:

 

«Sviluppo nella coesione»

 

Il «cancro» delle mafie. L’inadeguatezza delle classi dirigenti. Il dissesto ambientale. La disoccupazione, il lavoro nero, la povertà delle famiglie, l’emigrazione dei giovani. Ma anche il mix fra modernizzazione acritica e gli «antichi germi» del familismo e dell’omertà: quante ferite, nella carne viva del Sud. Problemi drammatici – denunciano i vescovi italiani – aggravati dalla crisi economica e dall’«egoismo individuale e corporativo» cresciuto in tutto il Paese, che rischiano «di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo». Ma non è del male l’ultima parola. Nella Chiesa e nella società del Sud ci sono risorse di socialità, cultura, spiritualità, che alimentano la speranza del riscatto oltre «ogni forma di rassegnazione e fatalismo». Un riscatto che prenda forza dall’«umanesimo cristiano», riconosca la «sfida educativa» quale «priorità ineludibile» e abbia nel federalismo solidale uno strumento efficace.

Fra magistero e «testimoni».
Proprio con un invito «al coraggio e alla speranza» si conclude il documento della Cei Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, diffuso ieri (testo integrale al centro del giornale), che riprende «la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese» a vent’anni dalla pubblicazione del documento Sviluppo nella solidarietà (1989) e alla luce del convegno Chiesa nel Sud, Chiese del Sud (Napoli, 12-13 febbraio 2009). Il documento si apre passando in rassegna le emergenze «vecchie e nuove» del Mezzogiorno; nella seconda sezione, Per coltivare la speranza, i vescovi additano risorse ed espressioni del «nuovo protagonismo della società civile e della comunità ecclesiale» (come il Progetto Policoro); la terza sezione, Le risorse della reciprocità e la cura per l’educazione, mette a fuoco missione e ruolo della comunità ecclesiale. Pagine ricche di citazioni e riferimenti. Alla dottrina sociale della Chiesa, anzitutto, ma anche a quei testimoni e maestri che con la parola e la vita hanno aperto spazi di profezia e di liberazione: figli del Sud come Pino Puglisi, Giuseppe Diana, Rosario Livatino, Luigi Sturzo, Aldo Moro. E "padri" venuti da lontano come il Giovanni Paolo II che il 9 maggio 1993, nella Valle dei Templi, ad Agrigento, disse parole definitive sulla mafia.

La nuova questione meridionale.
A muovere la riflessione dei vescovi è la «constatazione del perdurare del problema meridionale» che oggi, come vent’anni fa, chiama la Chiesa italiana agli «ineludibili doveri della solidarietà sociale e della comunione ecclesiale». Le «genti del Sud» siano «le protagoniste del proprio riscatto, ma questo non dispensa dal dovere della solidarietà l’intera nazione», disse Wojtyla nel 1995 al Convegno ecclesiale di Palermo. Che cos’è cambiato in questi vent’anni?

La geografia politica, il sistema di rappresentanza nel governo degli enti locali, l’avvio della privatizzazione delle imprese pubbliche, il venir meno del sistema delle partecipazioni statali, la fine dell’intervento straordinario della Cassa del Mezzogiorno («di cui non vogliamo dimenticare gli aspetti positivi», sottolineano i vescovi). Inoltre: tanti migranti giunti dall’Africa, dall’Asia, dall’Est Europa hanno trovato nel Sud «il primo approdo della speranza»; e il Sud è «laboratorio ecclesiale in cui si tenta», dopo aver dato soccorso e accoglienza, «un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati e dai profughi».

La sfida del federalismo solidale.
La realtà del Sud, scrivono i vescovi, è quella di uno «sviluppo bloccato» dove gli aiuti che arrivano non sempre "aiutano" davvero; dove l’elezione diretta degli amministratori locali «non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica»; dove la condizione femminile soffre ancora emarginazione e discriminazioni, mentre ci sono donne salite ai vertici delle mafie; dove ecomafie, crisi dell’agricoltura, fragilità del territorio e dell’economia pongono ulteriori ipoteche sulla via del riscatto e impediscono al Sud di assumere il ruolo che gli compete nel cuore del Mediterraneo e in Europa. Queste emergenze invocano un «federalismo solidale, realistico e unitario» capace di responsabilizzare il Sud rafforzando l’unità del Paese: un orizzonte cruciale, nell’imminenza «del 150° anniversario dell’unità nazionale».

Mafia, struttura di peccato.
La criminalità organizzata, ormai ramificata in tutto il Paese, «non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese». «Le mafie sono la configurazione più drammatica del male e del peccato», scrivono i vescovi: non mera «espressione di una religiosità distorta» bensì «strutture di peccato», «forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione».

«Solo la decisione di convertirsi e di rifiutare una mentalità mafiosa permette di uscirne veramente», a costo di «subire violenza e immolarsi. Si deve riconoscere – ammettono i vescovi – che le Chiese debbono ancora recepire sino in fondo la lezione profetica di Giovanni Paolo II e l’esempio dei testimoni morti per la giustizia».

Educazione e riscatto.
Nella società e nella Chiesa ci sono risorse culturali e spirituali per il cammino del riscatto. La Chiesa, in particolare, sta con «quanti combattono in prima linea per la giustizia sulle orme del Vangelo e operano per far sorgere», come chiese Benedetto XVI il 7 settembre 2008 a Cagliari, «una nuova generazione di laici cristiani» al servizio del bene comune. Consapevole di essere «fattore di sviluppo e di coesione» sociale, la Chiesa si sente chiamata alla sfida educativa e alla trasformazione delle coscienze, testimoniando lo stile della condivisione e della comunione anzitutto al proprio interno. Il problema della sviluppo non è solo economico: è «etico, culturale, antropologico». Perciò la Chiesa si impegna ad «alimentare costantemente le risorse umane e spirituali» da investire nella «cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità».

Dunque: «L’esigenza di investire in legalità e fiducia sollecita un’azione pastorale che miri a cancellare la divaricazione tra pratica religiosa e vita civile e spinga a una conoscenza più approfondita dell’insegnamento sociale della Chiesa, che aiuti a coniugare l’annuncio del Vangelo con la testimonianza delle opere di giustizia e di solidarietà».

Lorenzo Rosoli

 

 

 

Il Fatto

Congresso Eucaristico 2011 ad Ancona dal 4 all'11 settembre:


 

L'annuncio del Congresso Eucaristico 2011 ad Ancona dal 4 all'11 settembre:

“È con grandissima gioia che i Vescovi delle Diocesi marchigiane annunciano che la Conferenza Episcopale Italiana ha scelto Ancona come luogo delle celebrazioni del XXV Congresso Eucaristico Nazionale dal 4 al 11 settembre del 2011. – Inizia così la lettera che domenica prossima, 25 giugno, festa del Corpus Domini, verrà distribuita e letta in tutte le chiese delle Marche. - L'Arcidiocesi di Ancona-Osimo e le Diocesi della Metropolia, Fabriano, Jesi, Loreto, Senigallia, insieme a tutte le altre Diocesi marchigiane, accolgono la decisione della CEI come un grande dono che il Signore ha voluto fare alla nostra terra. Ecco perché questa notizia risuona come "buon annuncio" in tutte le Chiese della regione in questa Solennità del Corpus Domini. Nella continuità dei Congressi Eucaristici, illuminati dalla Esortazione Apostolica "Sacramentum Caritatis" del Santo Padre Benedetto XVI, alziamo il nostro sguardo e i nostri cuori a Gesù, il Pane vivo disceso dal cielo. Come discepoli di Cristo proclameremo con Pietro: "Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv. 6, 68). Come Chiesa di Cristo daremo voce alla domanda di salvezza presente negli uomini del nostro tempo e li inviteremo a porsi in ascolto di Lui, Parola di vita eterna. In questa domanda e in questa risposta è racchiusa la professione di fede della Chiesa dinnanzi alla rivelazione del dono per eccellenza che Gesù lascia ai suoi per sempre: il dono pasquale della “ Sua Carne da mangiare"(Gv.6,52) il dono dell 'Eucaristia! Questo dono, accolto con fervida fede e celebrato con cura nelle nostre assemblee eucaristiche, chiede di essere vissuto. L'Eucaristia è Mistero da vivere, ricorda il Papa nella Esortazione "Sacramentum Caritatis"”.
400.000 esemplari sono stati distribuiti a tutte le Parrocchie delle 13 diocesi marchigiane con una lettera di accompagno dell’ Arcivescovo di Ancona sua ecc. mons. Edoardo Menichelli. Nell’importante documento che rappresenta l’avvio delle preparazioni al grande avvenimento, tra l’altro si dice: “Il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale sarà come "una sosta d'impegno e di preghiera" nel cammino della Chiesa italiana: per manifestare pubblicamente questa adesione di fede al Suo Signore, per attingere dal Mistero Eucaristico nuova luce e nuova energia, per realizzare così con sapienza e amore la sua missione in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo, in ascolto delle domande di bene, di giustizia e di pace che emergono nella società e nella cultura contemporanea.Attraverso il cammino di preparazione verso il Congresso Eucaristico le nostre Chiese, con l'intercessione della Vergine Lauretana e dei Santi Patroni, potranno rafforzare ancor più la loro comunione per offrire con gioia e semplicità una vera e propria “sosta eucaristica”, capace di accogliere nel settembre del 2011 i pellegrini provenienti dalle altre Chiese italiane insieme ai loro Pastori, e come speriamo, il Santo Padre”.

La morale "fai da te"

Il "Primopiano" pubblicato sul N. 32 di Famiglia Cristiana in edicola e in parrocchia: "Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Stupisce la mancata indignazione della gente".

03/08/2010

La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981, da quando cioè – undici anni prima di Mani pulite – l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ne parlò per primo. La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l’evasione fiscale sottrae all’erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più.

    Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza.

    Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.

    Che ne sarà del Paese, dopo la rottura avvenuta tra Berlusconi e Fini? La scossa sarà salutare solo se si tornerà a fare “vera” politica. Quella, cioè, che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà. Bisogna avere l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale. Soprattutto se si aspira alle più alte cariche dello Stato. Giustamente, i vescovi parlano di «emergenza educativa». Preoccupati, tra l’altro, dalla difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni valori, comportamenti e stili di vita eticamente fondati.

    Contro l’impotenza morale del Paese, il presidente Napolitano ha invocato i «validi anticorpi» di cui ancora dispone la nostra democrazia e la collettività. Famiglia, scuola e, soprattutto, mondo ecclesiale sono i primi a essere chiamati a dare esempi di coerenza e a combattere il male con più forza. Anche di questo si dibatterà a Reggio Calabria, dal 14 al 17 ottobre, nella 46ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Dei 900 delegati, 200 sono giovani. Una scelta. Un investimento. Un piccolo segnale di speranza.

Marcia pace: in 1.500 ad Ancona, cattolici, musulmani, ebrei. Liberta' religiosa via di pace, preghiera per alpino Afghanistan.

ANCONA, 1 GEN - Cattolici, evangelici, ortodossi, musulmani ed ebrei hanno camminato insieme ieri notte ad Ancona, nella 43/a Marcia per la pace, dedicata al tema della ''Liberta' religiosa via per la Pace''. Piu' di 1.500 persone hanno raccolto l'invito della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, di Pax Christi e della Caritas a riflettere sulla liberta' religiosa come ''cuore di tutte le liberta' e fondamento della liberta' morale''. Sullo sfondo, l'assassinio dell'alpino Matteo Miotto in Afghanistan, un attentato condannato ''senza se e senza ma'' dal presidente dell'Unione delle Comunita' islamiche in Italia Izzedin Elzir, mentre per mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali, ''forse la nostra presenza in Afghanistan va rivista; forse nelle modalita', ma va rivista''.(ANSA).

 

L’Editoriale

 

LE PAROLE DI BENEDETTO XVI SUL DIBATTITO POLITICO DI QUESTI GIORNI

CONTRO LA CORRUZIONE
FORSE UNA LEGGE NON BASTA


Chi ruba e mente, ha detto Benedetto XVI, «non è il vero essere umano. Umano è essere generoso, umano è essere buono, umano è essere un uomo della giustizia». Una lezione che vale per tutti.
Sono giorni in cui si parla molto di chi ruba, di chi mente, di chi corrompe, di chi si lascia corrompere. Di chi approfitta del potere che ha per arricchirsi, di chi cerca il potere che ancora non ha per condividere la medesima ricchezza.

In genere, il dibattito sui media riverbera tre ipotesi: gli scandali di oggi non sono come quelli di Tangentopoli, adesso si cercano tangenti non per il partito, ma per sé stessi, i "birbantelli".

Il Papa nell'incontro con i sacerdoti di roma (foto AP/La Presse).
Il Papa nell'incontro con i sacerdoti di Roma (foto AP/La Presse).

No, dicono altri, sono il risultato di Tangentopoli, il suo effetto, il suo esempio: e siccome il suo terreno era allora ed è oggi la politica, è dunque la politica che genera corruzione. No, è la terza spiegazione: la colpa risiede nella società, è l’Italia che è costituzionalmente corrotta.

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Primo Piano

Arte & Fede

 

La resurrezione nei Vangeli e nell'arte 

La risurrezione di Gesù dal sepolcro, la terza notte successiva alla sua morte, non ebbe osservatori diretti e pertanto non è descritta nei Vangeli, i quali riferiscono le testimonianze successive. I punti essenziali su cui tutti e quattro gli evangelisti concordano sono i seguenti: Maria Maddalena e altre donne si recano al sepolcro, all’alba del quarto giorno, per completare l’imbalsamazione del corpo di Gesù; trovano che la pietra con cui i sommi sacerdoti e i farisei l’avevano fatta sigillare per evitare un eventuale trafugamento del cadavere (vedi Matteo 27,62-66) è stata rimossa e il sepolcro è vuoto; infine, Gesù risorto appare a varie riprese, prima alle donne e successivamente ai discepoli. Ciascuno di questi punti è stato oggetto di una vastissima iconografia, la quale non ha tuttavia rinunciato a fissare la propria attenzione sul momento fondamentale, quello della risurrezione vera e propria, a causa del suo altissimo contenuto religioso e simbolico.

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Diritti Umani

 

Papa a governanti: difendete cristiani

Di fronte a soprusi e discriminazioni non cedere,non rassegnarsi 01 gennaio, 12:07

Papa a governanti: difendete cristiani (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 1 GEN - Accorato appello del Papa nella messa di Capodanno a Roma contro le intolleranze religiose, mentre ad Alessandria d'Egitto un'autobomba fatta esplodere davanti a una chiesa copta ha causato 21 morti e 8 feriti. Il Papa invita a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione di fronte alle ''minacciose tensioni del momento, di fronte specialmente alle discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose'. Serve 'l'impegno concreto e costante dei responsabili delle nazioni..'.

Napolitano,basta persecuzioni cristiani.

Si unisce ad appello Papa nella Giornata mondiale della Pace 01 gennaio, 12:09

Napolitano,basta persecuzioni cristiani (ANSA) - ROMA, 1 GEN - Il presidente Napolitano si unisce all'accorato appello del Papa a favore della liberta' religiosa, la cui attualita' e' resa ancor piu' manifesta dagli efferati episodi di violenza e dalle persecuzioni che hanno colpito, e tuttora interessano, la Comunita' cristiana in varie aree del mondo e particolarmente in Iraq. L'appello affinche' tali forme di cruenta discriminazione abbiano a cessare arriva nel messaggio inviato al Papa in occasione della Giornata Mondiale della Pace.

Il Papa alla Fao

Il grido di un profeta

di ETTORE MALNATI 

Sembra di sentire un discorso di “sinistra”, ma è solo un’applicazione di categorie moderne al Vangelo. E il Papa continua la linea già marcata profondamente dall’ultima enciclica sull’impegno per chi soffre la fame.
  

Lunedì 16 novembre 2009 Benedetto XVI si è recato nella sede della Fao a Roma. All’interno dell’Aula Magna il direttore generale Jacques Diouf gli ha rivolto l’indirizzo di saluto dove tra l’altro ha richiamato la forte dimensione spirituale che la presenza del Santo Padre offre per affrontare il problema della fame nel mondo, e l’evidente consonanza di vedute tra la Chiesa cattolica e la Fao su CONTINUA >>>>>>>>>>

 

 

 

L'OPINIONE

di Gad Lerner

SEGNALI DI FUMO

 

Il Parere di

Alex Zanotelli

 

Salviamo le donne dalla lapidazione per adulterio

di Santina Russo

In questi giorni capi di stato, intellettuali e associazioni di tutto il mondo si stanno mobilitando per salvare la vita a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni e madre di due figli che è stata condannata alla lapidazione per adulterio e per complicità nell’omicidio del marito. Accusa che lei stessa ha confermato in una falsa confessione che le hanno costretto a rilasciare in tv.

Il suo avvocato, che è dovuto fuggire in Norvegia, ha però diffuso la notizia e da allora il mondo sta reagendo all’appello disperato della donna iraniana.

La petizione per chiedere al governo di Teheran di “mettere fine a questo genere di metodi come questo castigo iniquo e barbaro” è partita da un gruppo di intellettuali francesi ed è stata sottoscritta dal sociologo Edgar Morin, lo storico Max Gallo, lo scrittore Marek Halter e perfino dallo stesso presidente Sarkozy.

A questa mobilitazione il governo iraniano ha risposto affermando che la condanna non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione, ma ufficialmente al momento non risulta alcuna revoca della pena. Sakineh Mohammadi Asthiani durante il processo ha ritrattato la precedente confessione rilasciata sotto costrizione e si è dichiarata non colpevole dei reati di adulterio e di complicità nell’assassinio del marito. Tuttavia, dei cinque giudici che si stanno occupando del caso, due l’hanno ritenuta non colpevole per mancanza di prove, mentre gli altri tre l’hanno ritenuta colpevole sulla base della “conoscenza del giudice“, una normativa iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo di colpevolezza anche in assenza di prove certe.

Questi sono momenti di forte trepidazione ma anche di grande speranza per Sakineh e per i suoi figli, Sajad di 22 anni e Farideh 17 anni. Se la solidarietà di tutto il mondo occidentale verso di lei non dovesse avere riscontri positivi,   Sakineh andrebbe incontro a una morte violenta e spietata, ma soprattutto ingiusta. La lapidazione avviene in maniera veramente disumana: la donna avvolta in un sudario bianco viene sepolta viva sotto il terreno fino al petto e uccisa dagli astanti a colpi di pietre. I sassi hanno una grandezza media, per garantire la normale durata dell’esecuzione pari a una trentina di minuti.

Sakineh adesso si trova in carcere, ha subito una prima condanna a 99 frustate sotto gli occhi impietriti dei figli, che certi dell’innocenza della madre, invocano la revoca della condanna. ” Immaginare il suo corpo legato dentro un buco profondo nel terreno, e lapidata a morte, è un incubo per me e per mia sorella per tutti questi anni” ha affermato il figlio Sajad.

Certamente, la condanna a morte per lapidazione provoca nella mentalità occidentale un orrore abominevole almeno per due motivi: da un lato il concetto stesso di pena di morte, peraltro con una modalità disumana e dolorosa, dall’altro per la discriminazione delle donne e per il grave oltraggio alla loro dignità.

Che la condizione sociale della donna  in questi paesi sia notevolmente subordinata a quella dell’uomo è evidente in ogni aspetto sociale, uno fra i tanti il numero decisamente esiguo di uomini condannati alla lapidazione rispetto alle donne. Tra l’altro, nei paesi islamici in cui è vigente la condanna a morte per lapidazione è previsto che qualora il condannato sepolto per essere lapidato riuscisse a liberarsi, la condanna viene annullata. Non sarà un caso, allora, che il condannato viene sepolto fino al petto, se si tratta di una donna, fino alla cinta, se si tratta di un uomo: in alcuni casi infatti alcuni uomini sono riusciti a liberarsi, mentre nessuna donna è mai sopravvissuta a tale barbaria.

La violenza sulle donne e il mancato rispetto della loro dignità di esseri umani non può essere tollerato da nessuna religione e da nessun ordinamento giuridico.

Per salvare la vita a Sakineh Mohammadi Ashtiani firmate la petizione su http://laregledujeu.org/

TAM TAM

DDL INTERCETTAZIONI: F.CRISTIANA, NO A LEGGE LIBERTICIDA
DECRETO PUNITIVO CONTRO CHI INFORMA SU MALEFATTE POLITICA
CITTA’ DEL VATICANO
(ANSA) - CITTA’ DEL VATICANO, 7 LUG - Gli abusi della stampa “non sono un alibi per promuovere una legge liberticida, che colpisce volutamente il sacrosanto diritto dei giornali a informare e quello dei cittadini a essere informati. Su tutto. Anche sulle malefatte della politica. Che mal sopporta ogni forma di controllo e trasparenza”. E’ quanto afferma il settimanale cattolico Famiglia cristiana in un editoriale dedicato al disegno di legge sulle intercettazioni. Sorge, prosegue Famiglia Cristiana, “il sospetto di un decreto dal sapore punitivo contro chi ‘mette a nudo il re’. Cioé, contro giornalisti, editori e magistrati. La legge giova solo a chi ha qualcosa da nascondere. E avvantaggerà i malavitosi, abituati ad agire nel silenzio e nell’omertà”. “Dopo il ‘pesce d’aprilé che ha messo in ginocchio la stampa, soprattutto quella cattolica, con il raddoppio delle tariffe postali - denuncia il settimanale edito dai Paolini -, ora la si vuole imbavagliare con futili pretesti. Ma se cala la libertà di informazione, cala anche la democrazia. A qualcuno farà comodo. A noi e ai cittadini no”. (ansa).

F.Cristiana a Berlusconi: su immigrazione non bastano battute

11 giugno 2009 · 

ROMA – “I nodi problematici del paese non si sciolgono con le battute”. Così Famiglia Cristiana risponde al premier Silvio Berlusconi che giovedì scorso aveva parlato del tema dell’immigrazione sottolineando, tra l’altro, che Milano gli aveva dato l’impressione di essere una città più africana che italiana od europea.

“Paragonare Milano a una città africana è ingeneroso, se non ingiusto, soprattutto nei confronti di quei Paesi africani che, con il loro voto determinante, hanno permesso a Milano di vincere la sfida con la città turca di Smirne per l’assegnazione dell’Expo 2015″, scrive il settimanale dei Paolini, che dedica il suo Primo Piano dell’ultimo numero all’argomento dell’ ‘interculturalita’ ‘, titolando l’editoriale di apertura del giornale: “Non c’é futuro senza solidarietà tra i popoli”.

MEGAFONO

Le linee guida della Santa Sede

Tolleranza zero

di PIER GIUSEPPRE ACCORNERO    

   

È la ferma risposta della Chiesa alla questione degli abusi sessuali sui minori. Per l’esattezza, non si tratta di un nuovo documento ma di una scheda riassuntiva di procedure operative già definite, di aiuto a laici e non canonisti.  

Il 12 aprile 2010 Benedetto XVI ha voluto la pubblicazione sul sito della Santa Sede (www.vatican.va, nell’apposito Focus dedicato alla risposta della Chiesa alla questione degli abusi sui minori) delle procedure di base relative alle accuse di abusi. Non si tratta di un nuovo documento, ma di una scheda riassuntiva di procedure operative già definite «che può essere di aiuto per laici e non canonisti»: è la Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf), già in vigore e già applicate dal 2003, «secondo la linea di trasparenza adottata dalla Santa Sede», per aiutare la lettura del motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, che va applicato con il Codice di diritto canonico per gli abusi sessuali di preti e religiosi.

Il contenuto

A Procedure preliminari

La diocesi indaga su qualsiasi sospetto di abuso da parte di un religioso su un minore. Qualora il sospetto abbia verosimiglianza con la verità, il caso è deferito alla Cdf alla quale il vescovo trasmette ogni informazione ed esprime la propria opinione sulle procedure da seguire e le misure da adottare a breve e a lungo termine. Bisogna sempre applicare la legge civile con il deferimento all’autorità giudiziaria degli autori di questi crimini.

Nella fase preliminare il vescovo può imporre misure precauzionali per la salvaguardia delle vittime e della comunità. Il vescovo ha sempre «il potere di tutelare i bambini limitando le attività di qualsiasi sacerdote nella sua diocesi. Questo rientra nella sua autorità ordinaria, che egli è sollecitato a esercitare in qualsiasi misura necessaria per garantire che i bambini non ricevano danno, e questo potere può essere esercitato... prima, durante e dopo qualsiasi procedimento canonico».

B Procedure autorizzate dalla Cdf

La Cdf studia il caso e, se necessario, chiede informazioni supplementari ed ha a disposizione alcune opzioni.

1 Processi penali

La Cdf può autorizzare il vescovo a condurre un processo penale giudiziario davanti al Tribunale ecclesiale locale. Qualsiasi appello dovrà essere presentato al tribunale della Cdf, che può autorizzare il vescovo a istruire un processo penale amministrativo, davanti a un delegato del vescovo, assistito da due assessori, contro il sacerdote sotto accusa. Nel processo si esaminano le prove. L’accusato ha diritto di presentare ricorso alla Cdf contro un decreto che lo condanna a una pena canonica e la decisione della Cdf è definitiva. Se il sacerdote è giudicato colpevole nei due procedimenti (giudiziario e amministrativo penale) può essere condannato a un certo numero di pene canoniche: la più seria è la dimissione dallo stato clericale.

2 Casi deferiti al Papa.

«In casi particolarmente gravi, in cui i processi penali civili abbiano ritenuto colpevole un religioso o in cui le prove siano schiaccianti, la Cdf può portare il caso al Papa con la richiesta che emetta un decreto di dimissione dallo stato clericale», decreto contro il quale non c’è ricorso. «La Cdf porta al Papa anche richieste dei sacerdoti che, consapevoli dei crimini commessi, chiedano di essere dispensati dal sacerdozio e di tornare allo stato laicale. Il Papa lo concede per il bene della Chiesa».

3 Misure disciplinari.

«Se il sacerdote ammette i propri crimini e accetta di vivere una vita di preghiera e penitenza, la Cdf autorizza il vescovo a emettere un decreto penale che ne proibisce o limita il ministero e che comprende una pena canonica, non esclusa la dimissione dallo stato clericale. Contro questi decreti è possibile il ricorso alla Cdf la cui decisione è definitiva».

C La revisione del motu proprio.

La Cdf ha in corso la revisione del Sacramentorum sanctitatis tutela per aggiornarlo alla luce delle facoltà riconosciute da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI «ma le modifiche non cambieranno le procedure».

Dal Crimen sollecitationis a oggi

Il dramma dei sacerdoti che si macchiano dell’orrendo crimine della pedofilia ha sempre creato enorme turbamento e profondo scandalo. Il principio generale è che «la Chiesa interviene per prevenire i pericoli di violazione» quando si tratta della «tutela della santità dei Sacramenti, soprattutto dell’Eucaristia e della Penitenza e della preservazione dei fedeli nell’osservanza del sesto comandamento». Così dice il motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela o Normae de gravioribus delictis reservatis del 30 aprile 2001.

Sempre i pontefici hanno tutelato la santità dei sacramenti: Benedetto XIV con il Sacramentum poenitentiae del 1° giugno 1741, il Codice di diritto canonico pio-benedettino del 1917, alcune direttive di Pio XI del 1924, l’istruzione Crimen sollecitationis del 16 marzo 1962 emanata sotto Giovanni XXIII e firmata dal cardinale Alfredo Ottaviani, segretario della Congregazione del Sant’Offizio.

L’accusa ricorrente era che la Crimen sollecitationis coprisse gli abusi e i preti pedofili avvolgendoli in una coltre di segretezza con la minaccia della scomunica. In realtà il documento del ’62 non parla di minori ma colpisce i preti che approfittano della confessione per avere rapporti sessuali con le penitenti (donne e non bambine); non copre gli abusi ma scomunica chi, venutone a conoscenza, non denuncia all’autorità ecclesiastica il prete «che provoca a cose turpi» le penitenti.

A chi ha rapporti con minori prepuberi dedica una mezza riga del paragrafo 73. È esattamente il contrario della segretezza. C’è la scomunica per il vescovo o per chi omette di denunciare il prete che induce le penitenti a rapporti sessuali; le vittime o chiunque «abbia notizia certa» di abusi deve denunciarlo «entro un mese, pena la scomunica».

Ispirati a severità e trasparenza sono il Codice di diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 e il Sacramentorum sanctitatis tutela del 30 aprile 2001, che stabilisce le norme sui delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede. Il 18 maggio 2001 la Congregazione, a firma del prefetto cardinale Joseph Ratzinger e del segretario arcivescovo Tarcisio Bertone, emanò il regolamento di applicazione De delictis gravioribus. Sancisce: «Sono riservati al Tribunale della Congregazione i delitti più gravi: 1) contro l’Eucaristia; 2) contro la Penitenza: l’assoluzione del prete al (o alla) complice nel peccato contro il sesto comandamento; la sollecitazione nell’atto, nell’occasione e nel pretesto della confessione per il peccato contro il sesto comandamento; la violazione del segreto sacramentale della confessione; 3) il delitto contro il sesto comandamento compiuto dal sacerdote con un minore».

Non è vero che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI vogliono la segretezza per coprire le malefatte dei preti pedofili, ma hanno stabilito una disciplina molto più severa: i processi canonici vengono avocati dal Tribunale della Congregazione sin dal primo sospetto per evitare le pressioni e l’insabbiamento; i tempi di prescrizione dei processi sono allungati fino a quando la presunta vittima, che dichiara di aver subìto violenza quando era minorenne, non abbia compiuto i 28 anni, cioè dieci anni dopo il compimento della maggiore età (18 anni), proprio per permettere al presunto «abusato» la possibilità di intervento in giudizio contro il presunto «abusatore».

Pier Giuseppe Accornero

di Gian Paolo Ormezzano


LAVORO

GIOVANI "A POSTO"

Una ricerca condotta dallo psicologo torinese Piero Amerio sfata i luoghi comuni più diffusi: i nostri sono, in fondo, bravi ragazzi. Che amano la famiglia e cercano lavoro. Spesso senza trovarlo.

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INTERVISTA - FRANCO BATTIATO

Povera patria vent’anni dopo
di
Aldo Strisciullo - foto Lelli & Masotti/Fratelli Alinari

Un artista mistico, distaccato e schivo. Questo è sempre stato Franco Battiato. Eppure, a distanza di due decenni dalla pubblicazione di Povera patria, brano-invettiva tra i suoi più famosi, è tornato con Inneres Auge a "esternare" la sua preoccupazione di cittadino per la crisi politica italiana. In questa intervista ci racconta perché. E ci spiega quali ne sono – a suo giudizio – le cause spirituali.
  

Franco Battiato non ha bisogno di presentazioni. Se si volesse darne una sintetica definizione, non si potrebbe dire altro che è un musicista d’eccezione: discreto, sempre nuovo, originale. Ha pubblicato album di successo, sperimentando diversi generi musicali, dagli anni Sessanta a oggi.

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